di Stefania Nava e Lisa Marie Perna

Nel corso dello IAB Forum 2016 è intervenuta Lucrezia Bisignani, fondatrice e CEO di Kukua, ossia un progetto nato con l’ambizione di alfabetizzare attraverso la gamification su mobile 250 milioni di bambini che vivono nell’Africa subsahariana e che non sanno né leggere né scrivere.

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Lucrezia Bisignani racconta che tutto è iniziato dal desiderio di unire la sua passione per l’istruzione con la volontà di risolvere il problema della scarsa istruzione presente in Africa. Per realizzare questo suo sogno, non potendo formare più di un milione nuovi insegnanti (numero necessario per coprire tutte le scuole africane) ha deciso di utilizzare la tecnologia mobile e promuovere l’educazione anche nei villaggi più poveri.

Nasce così SEMA, un gioco che insegna a leggere, scrivere e fare operazioni matematiche senza l’aiuto di insegnanti. Per svilupparlo Lucrezia Bisignano e il suo team hanno unito le dinamiche dei giochi più famosi al mondo, come Super Mario, con le pedagogie sviluppate da esperti di alfabetizzazione mondiale. Al game è stata inoltre applicata una narrativa di fondo ispirata alla cultura locale, coinvolgendo i bambini attraverso la magica avventura di una bambina africana, che risulta essere una sorta di eroina. Non si tratta solo di tecnologia, ma anche di pedagogia.

Al progetto hanno lavorato diversi team: una squadra di game designer e software developer che si è occupata dello sviluppo tecnico del gioco, un team di educatori composto da psicologi cognitivi e neuroscienziati che ha studiato come i bambini imparano a leggere e a scrivere e un team locale che ha verificato sul campo, e continua a farlo costantemente, quello che è stato realizzato con i bambini.

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Fin dal primo giorno l’obbiettivo è stato quello di radicare il più possibile il progetto all’interno delle comunità locali e per questo motivo Lucrezia Bisignani, prima di realizzare questa idea, è andata a vivere per un mese in Africa per studiare da vicino i problemi legati all’istruzione e all’educazione.

L’approccio è tutto incentrato sull’utente e sulle persone e ciò a spinto gli ideatori a confrontarsi con insegnanti, genitori e bambini per capire fino in fondo le loro esigenze e ciò che più poteva coinvolgerli. Per esempio, Lucrezia Bisignani e il suo team, si sono accorti tramite osservazione sul campo che i bambini africani amano fare fotografie e così all’intero del gioco è stata inserita la possibilità, ogni volta che un livello viene superato, di sbloccare stickers utilizzabili per fare selfie.

Vedendo il successo del progetto realizzato in Africa il team ha poi deciso di svilupparne una versione in arabo per i bambini siriani rifugiati; sono infatti 2.8 milioni i bambini che a causa del conflitto non frequentano la scuola.

Lucrezia Bisignani ha infine spiegato che Kukua non è una charity, ma una social enterprise e che, dopo averci messo due anni per sviluppare il gioco, ora stanno cercando il modo per monetizzare questo progetto per diventare così sostenibili nel tempo.

 

 


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