Al Master Iab continuano gli incontri con le aziende: questa la volta di AKAMAI

di Chiara Canova

Al Master Iab della Cattolica questa è stata la volta di Akamai. Due giovani manager ci hanno raccontato chi sono loro e cosa fa l’azienda dove lavorano. Ad aprire le danze è stato Luca Collacciani, laurea in matematica conseguita all’estero, passato in Google, ora Major Account Executive Akamai; a continuarle Pablo Onnias, che ha comprato il suo primo pc per assecondare la passione del dj, diventando poi grafico e sviluppatore siti, fino ad approdare in Akamai come Account Manager.
 

Cosa fa Akamai?
L’azienda dove lavorano, Akamai, che in hawaiano significa intelligenza, offre una rete distribuita di server usata da molti dei colossi di Internet tra cui Facebook e Yahoo, ma persino dalla Casa Bianca.

Ogni volta che navighiamo in rete usiamo server di Akamai senza forse nemmeno saperlo, in Italia il 70% del traffico passa proprio dai server di questa azienda, il cui compito è di consegnare i contenuti dal provider all’utente finale nel modo più rapido ed efficiente possibile.


In pratica quando uno user richiede una pagina web i contenuti di quella pagina vengono inviati dal server Akamai più vicino all’utente, anziché dal server originario. La rete dei server Akamai è realizzata in modo da esser il più vicino possibile all’utente finale, così da essere il più veloce possibile. I server di Akamai fanno dunque da intermediari nella consegna di contenuti dal provider all’utente che li ha richiesti.

La struttura della rete di server Akamai è inoltre in grado di garantire la gestione dei picchi di traffico o di eventuali attacchi. Se uno dei server “va giù” (in inglese suona meglio: “down time”) ovvero non riesce a reggere le troppe richieste degli utenti, Akamai grazie alla scalabilità del sistema può aggiungere un server di supporto oppure semplicemente dirottare i pacchetti di informazioni verso altri server.

Akamai e l’e-commerce
Velocità e gestione dei picchi sono fondamentali soprattutto nell’ambito dell’e-commerce. In particolari periodi dell’anno, spesso vicino alle festività, i siti di vendita on-line registrano afflussi di traffico molto elevati rischiando di non riuscire a far accedere gli utenti in più rispetto al massimo previsto oppure di bloccarsi. Se questo accade il downtime si traduce in una perdita di ricavi, quelli che sarebbe venuti dalle persone che non riescono ad acquistare perché il sito è inaccessibile.

Ad esempio per un sito come Amazon, un’ora di downtime può significare un perdita di revenue pari a 1 milione di dollari. L’altro fattore importante per l’e-commerce è la velocità di consegna dei contenuti.

In Internet infatti non esiste la sala d’attesa, l’utente vuole i contenuti subito dopo il click; a maggior ragione in un sito di e-commerce un’attesa troppo lunga può determinare il mancato acquisto di un prodotto. La variabile della velocità entra in gioco anche nel caso in cui i contenuti da recapitare agli utenti siano rich media. Tutto quanto non è testo, ma immagine, video, suono ha un maggiore peso in termini di byte e pertanto la velocità di consegna diviene fondamentale. Del resto la rete Internet, come ricorda Collacciani, inizialmente era nata per supportare solo testo.
 

Per finire…

Questo in sintesi quanto ci hanno raccontato di Akamai i due manager. Mentre dalla loro personale esperienza abbiamo tratto un ottimo consiglio: perseguire le passioni personali e darsi da fare senza porre limite alle proprie ambizioni. Insomma non smettere mai di sognare!


Una risposta a “Al Master Iab continuano gli incontri con le aziende: questa la volta di AKAMAI”

  1. Avatar master

    approvo gli incontri tra i giovani studenti di master e le aziende sono un buon metodo per farli avvicinare al mondo del lavoro.

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