elaborato di Teresa Rita

Spesso quando parliamo di web parliamo del futuro, ma in realtà dovremmo parlare del presente. Questa idea è stata riproposta nell’ultima edizione dello Iab Forum, dove oltre a discutere le prospettive economiche delle aziende che hanno già una presenza digital importante, si è riparlato del futuro e di come le aziende dovranno competere con un cambiamento tecnologico più veloce delle loro strutture corporative.

Forse la forma migliore di cominciare a vincere la sfida digitale è comiciare ad agire dentro l’impresa come agiamo ogni giorno, ovvero sempre più connessi, sempre più in rete ed ascoltando a chi si è rivolto il potere della comunicazione: l’utente.

La sfida digitale reale è attirare l’attenzione del’utente, o più precisamente, ognuno di noi. La nostra attività nella rete non è passiva, ogni volta che ci connetiamo lasciamo una impronta dei nostri gusti, i nostri desideri, la serie TV che vediamo tutte le sere. Queste scelte determinano chi siamo e come sono i nostri rapporti.  La tendenza dei prossimi mesi sarà prestabilita dai nostri dati presenti ovunque nel web e della nostra relazione con la tecnologia, diventata ormai una nostra estensione, come lo aveva pronosticato McLuhan.

L’importanza risiederà  nell’audience, per la precisione nelle audiences, e come arriviamo a sedurrla con diverse iniziative, perchè questa volta, il potere dell messaggio risiede in ognuno di noi, nei nostri interessi e passioni, più che in decisioni verticali u obiettivi commerciali.  L’ha messo in evidenza Tony Wang, direttore di Twitter UK quando spiegava nella sua conference The next digital future come sarà importante nell’avenire che le aziende e i professionisti del marketing potrano cogliere opportunità d’interagire con la sua community e così rendere più memorabile l’esperienza.

Tuttavia, in Italia ci sono ancora molti scogli da superare.  Molte strutture estatali e aziende dovranno cambiare la “cultura corporativa” ed integrare la digitalizzazione all’interno delle sue organizzazioni. Come ha riferito Oscar Giannino, “siamo ancora troppo pochi”,  faccendo enfasi sulla neccessità di integrarsi di più nel ambiente digitale, vedendolo come una opportunità da non perdere in un paese con una seria disoccupazione, sopratutto nella fascia giovanile.

Giannino ha insistito nella neccessità di adentrarsi nel web non aspettando un provvedimento legale, ma mettendosi in gioco. “Non dobbiamo essere dalla parte dei pompieri, dobbiamo essere incendiari”, ha sentenziato il giornalista, puntualizzando che, sebbene il web può comportare un rischio, innovare in questo campo provedde anche molte soddisfazioni.

Purtroppo non basta la web presence, ovvero avere profili Facebook o Twitter della nostra azienda, bisogna attivare la creatività se vogliamo essere ricordati. Nel workshop di LBI Italy, l’agenzia ha avuto l’occasione di spiegare perchè la data presa dai social network poteva migliorare le sue campagne.  Hanno colto l’opportunità di utilizzare la brand loyalty della comunità per rendere la campagna più efficace, invece di decidere unilateralmente la strategia che i clienti volevano proporre.

In pochi anni o forse mesi, avere o non avere i big data sarà il vantaggio competitivo più rilevante, perchè le decisioni strategiche nel budget pubblicitario verrano estratte da questi dati.  Inoltre, noi come professionisti vedremo emergere nuove occupazioni, create per la necessità di interpretare e analizzare migliaia di dati.

In più, aziende ed agenzie dovranno valutare il suo ruolo come intermediari nella comunicazione. Ad un certo momento, dovranno decidere se essere digitali e sopratutto, social, sarà una attività gestita da imprese outsourcing, oppure, capire la comunicazione come centro de le attività corporative.

La sfida digitale deve essere ancora superata. Noi formiamo parte del gruppo che avrà la responsabilità di incominciare a parlare del presente e non più del futuro . Per cambiare il paradigma regnante c’è un solo lato che possiamo scegliere: il lato dell’innovazione e della creatività.


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