di Fabio Tornabene
Agenda Digitale
Nascita, Sviluppo e Prospettive in Europa e in Italia
Per poter parlare di Agenda Digitale Italiana, è necessario fare un passo indietro di circa due anni. È importante capire quanto è stato deciso a Bruxelles nel 2010 dalla Commissione Europea; di fatto l’Agenda Digitale, rappresenta una delle sette iniziative faro individuate nella più ampia Strategia Europa 2002,finalizzata a una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile dell’Unione Europea.
Andando a leggere la comunicazione della commissione europea, possiamo capire il senso della strategia,perndendo spunto dai valori per il quale a preso vita:
“La Commissione propone per il 2020 cinque obiettivi misurabili dell’UE, che guideranno il processo e verranno tradotti in obiettivi nazionali. Tali obiettivi, che riguardano l’occupazione, la ricerca e l’innovazione, il cambiamento climatico e l’energia, l’istruzione e la lotta contro la povertà, rappresentano la direzione da seguire e ci consentiranno di valutare la nostra riuscita”
José Manuel Barroso
Proprio nel contesto riguardante l’innovazione, nell’ottica di una crescita intelligente si è deciso di mettere le basi per la creazione di una Società Digitale. Di fatto, con una maggiore diffusione e un uso più efficace delle tecnologie digitali, l’Europa potrà stimolare l’occupazione e affrontare le principali sfide a cui è chiamata, offrendo ai suoi cittadini una migliore qualità della vita, per esempio assicurando un migliore servizio sanitario, trasporti più sicuri ed efficienti, un ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici e ai contenuti culturali.
L’Italia, come ogni Paese membro, ha analizzato il contesto nazionale, elaborando una propria strategia, individuandone le priorità e le modalità di intervento. A questo proposito è stata costituita una cabina di regia, al quale spetterà il compito di coordinare e promuovere i processi di digitalizzazione, delle amministrazioni centrali e territoriali: i Ministeri, le Regioni, gli Enti locali e le Autorità indipendenti. La cabina di regia è l’organo operativo dell’ADI a tutti gli effetti, è strutturata in sei gruppi di lavoro, e ogni gruppo è coordinato da un referente del Ministero.
In riguardo ai contenuti dell’agenda digitale, è presente un abstract sulle slide che ho preparato in allegato all’articolo, riguardante le principali attività, dove sono definite le aree d’azione e i principali provvedimenti.
Orapreferisco spendere qualche parola, su alcuni aspetti riguardanti l’evoluzione dell’agenda stessa:
– Quanti conoscono l’Agenda Digitale?
Quello che emerge dagli studi dell’ipso – Istituto per gli studi della pubblica opinione – Il tema dell’Agenda Digitale appare appannaggio di pochi: gli opinion makers risultano in modo quasi unanime (85%) al corrente, (anche se non manca una minoranza che ammette di non sapere bene di cosa si tratta); l’opinione pubblica, invece, ne è per lo più (63%) all’oscuro (anche se una minoranza dichiara di averne almeno sentito parlare). Più della metà della popolazione italiana non sa quello di cui stiamo parlando. Sebbene l’informazione sia contenuta, l’indagine conferma un interesse ampio per i risvolti che l’Agenda potrebbe avere sulla vita quotidiana e sulla società, rispetto alle quali ci si attende un miglioramento generalizzato.
Dalle risposte degli opinion emerge il monito a creare un’opinione pubblica più informata sul tema dell’Agenda Digitale e consapevole delle implicazioni che può avere nella vita di tutti i giorni. Gli stessi cittadini esprimono l’interesse ad essere aggiornati sui progressi del’agenda (49% sul totale campione, che diventa 73% tra i 18-34enni, 65% tra i 35-44enni, 71% tra i laureati, 78% tra gli impiegati e gli insegnanti).
– Quanto risparmieremo?
Secondo uno studio della School of Management del Politecnico di Milano, si sono monitorati gli sviluppi sulla digitalizzazione proposta dall’attuale governo. l’Agenda Digitale permetterà di risparmiare in tre anni 20 miliardi di euro, e genererà 5 miliardi di nuove entrate per la Pubblica Amministrazione. Infatti, da un lato l’Agenda Digitale consente profondi tagli dei costi, ma sarà anche motore della crescita. Il Decreto Sviluppo ha affrontato quattro ambiti, ma ne ha tralasciati due, che invece rappresentano anch’essi importanti leve di risparmio per la spesa pubblica: sono l’eProcurement e la Fatturazione Elettronica. L’eProcurement nella PA potrebbe produrre risparmi pari a circa 7 miliardi di euro all’anno (in caso del 30% di acquisti da parte della PA), mentrela fatturazione elettronica taglierebbe costi per 5 miliardi di euro all’anno, di cui un miliardo per la PA e il resto per i privati.
– Delocalizzazione su tutto il territorio
Il punto di forza di questa agenda, è proprio quello di avere una struttura che nasce dalla comunità europea, e offre possibilità d’uso e vantaggi a tutti i cittadini. Infatti, partendo dall’agenda digitale, ogni paese membro, ha costituito una strategia interna al proprio paese, ma non solo, anche i Comuni dovranno adeguarsi a questi sviluppi per contribuire alla crescita; su di questo proposito, sono già nati brillanti esempi anche se ancora isolati, di strategie atte alla digitalizzazione da parte deiMunicipi.
