Editoria digitale: quali opportunità? A colloquio con Letizia Sechi.

 

di Jessica Malfatto e Marvi Santamaria

 

Docente di Editoria digitale al Master in Professioni e Prodotti dell’Editoria (Pavia), dal 2010 al 2013, autrice dei testi Editoria digitale (2010) e Oltre la carta (2011), pubblicati da Apogeo, responsabile di produzione, editor e coordinatrice della comunicazione online italiana e internazionale per 40k e If Book Then e, infine, collaboratrice di RCS Libri per la comunicazione online: stiamo parlando di Letizia Sechi, esperta di editoria digitale, alla quale abbiamo chiesto come cambia l’ecosistema del libro nell’era multimediale.

Considerando che il libro è “comunicazione” e si presta a essere declinato in differenti modalità di fruizione, utilizzando linguaggi diversi a seconda dei contesti comunicativi e prendendo atto del fatto che le nuove professionalità dell’editoria digitale si muovono tra editoria, marketing e comunicazione, Letizia ci ha fornito una fotografia del settore.

  •          Letizia, in che modo il digitale può aiutare l’editoria e il mercato del libro? 

Il digitale cambia il modo in cui incontriamo, distribuiamo e discutiamo dei contenuti: ha un impatto importante sul modo in cui prendiamo decisioni e sulla nostra comprensione del mondo. Non abbiamo mai avuto a disposizione tanta informazione, e tutta questa abbondanza, se inquadrata nella giusta prospettiva, non può che offrire nuove opportunità all’editoria e al mercato del libro. letiziasechi Se con “lettori” non intendiamo solo “persone che comprano libri” ma persone che hanno interesse per gli argomenti che costituiscono la linea editoriale di una casa editrice, scoprire in quali luoghi in rete abitano, si informano e confrontano è cruciale per raggiungerli e far incontrare il loro interesse con i nostri contenuti. Il digitale moltiplica le possibilità per i contenuti di essere visibili, ed è questa l’opportunità più importante da cogliere. Un’identità editoriale forte non può che essere d’aiuto, in questo senso.

 

  •          L’unione tra digitale ed editoria può portare allo sviluppo anche di nuove professionalità in campo editoriale?

 

Il digitale impone all’editoria uno sforzo di adattamento a nuove dinamiche che hanno ribaltato i paradigmi su cui l’industria è stata costruita. Pretende che le professioni esistenti acquisiscano nuove competenze, e che i vecchi processi si trasformino per essere in grado di affrontare le sfide di un contesto cambiato in modo radicale. Questo comporta anche la capacità di includere nel lavoro editoriale figure professionali se non del tutto nuove quanto meno diverse, che arrivano in genere dalla rete. Ma la chiave principale del rinnovamento in editoria sono e saranno le figure intermedie, quelle in grado di inquadrare il contesto e di governare il cambiamento, consapevoli che non si tratta di una fase passeggera ma della condizione in cui ci troviamo a lavorare già ora e in cui lavoreremo in futuro.

 

  •          Facciamo riferimento a un settore editoriale particolare, in che modo il digitale si interseca con il mondo della letteratura per ragazzi?

 

L’editoria per ragazzi è un mondo con complessità e temi specifici, per molti versi differenti dal resto del mercato editoriale. La varietà di prodotti, destinatari e finalità della lettura fa sì che sia davvero difficile trattarla come un blocco unico, generico e indifferenziato. Le sfide aperte in questa parte di mercato sono ancora tante: da quelle tecnologiche, specialmente per i prodotti editoriali più complessi, a quelle legate all’apprendimento e all’esperienza di lettura attraverso le diverse fasce d’età. È un terreno in cui c’è ancora molto da dire e da fare: un’occasione è Bologna Digital nell’ambito della Bologna Childrens Book Fair 2014. Un appuntamento da seguire con attenzione per capire meglio il rapporto tra digitale ed editoria per ragazzi.

  •          Quali potrebbero essere i consigli da dare agli editori per il miglioramento della comunicazione (via web) dei loro titoli?

 

Quando nel 2010 si è aperto il mercato degli ebook anche in Italia, il miglior consiglio da dare a un editore era quello di diventare un lettore digitale. In un momento in cui l’emergenza di competenze la si aveva soprattutto sulla trasformazione del prodotto cartaceo, risultava improbabile pensare di lavorare su un prodotto digitale senza averne mai letto uno. Attutita quell’emergenza e davanti alla vera sfida – quella per la visibilità dei contenuti nell’era dell’abbondanza dell’informazione – perché gli editori capiscano come migliorare la loro comunicazione online il consiglio migliore è quello di abitare la rete, e di considerarla una parte vitale del loro processo di informazione e costruzione delle idee. Il consiglio migliore è quello di guadagnare consapevolezza: la rete non è una vetrina, né un cartellone pubblicitario: è uno strumento potente che ha la sua forza maggiore nella costruzione delle relazioni.

 

Un libro è in primo luogo uno strumento di comunicazione e il suo valore più alto è la relazione che crea tra autore e lettore. Il valore di un libro sta nelle connessioni che è in grado di stabilire e nella possibilità di moltiplicarle. Questo valore può essere amplificato dall’editore: il suo compito è anche quello di mantenere una fitta rete di connessioni intorno al libro, in modo che il contenuto raggiunga i destinatari più appropriati e si diffonda in maniera virtuosa.

La rete è lo strumento ideale per alimentare questa dinamica.


Lascia un commento