Ich bin ein Tech-Berliner. Un italiano nella capitale europea delle web-startup

Prima di iscriversi nel 2013 al nostro Master,  il nostro studente Andrea Manacchini ha vissuto e lavorato a Berlino, venendo a contatto con diverse realtà digitali della “Capitale Europea delle start-up”. Andrea ha intervistato per noi Federico Prandi, uno dei tanti italiani di talento che si sono affermati nella scena digital berlinese. Buona lettura!

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Ho conosciuto Federico Prandi tre anni fa, pochi mesi prima di trasferirmi a Berlino e grazie a lui sono entrato in contatto con la scena digital berlinese.

Il nostro incontro questa volta è abbastanza surreale, come questa città sa essere spesso e volentieri: un “birthday snack” pomeridiano, il suo per la precisione, al Check Point Charlie di Berlino. Fino a 25 anni fa in questo punto esatto si consumavano storie di spionaggio internazionale che tanta letteratura e cinematografia hanno ispirato, oggi invece ci ritroviamo qui a parlare della scena digital berlinese mentre mangiamo Schokobrötchen. È proprio vero che i tempi cambiano…

Ciao Federico, parlaci un po’ di te, di cosa ti occupi esattamente nell’ambito del digital? 

Da ormai quattro anni lavoro nel campo dell’online marketing e mi occupo prevalentemente di SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca). Dopo tre anni molto formativi in un’agenzia digitale berlinese (dove ricoprivo il ruolo di country manager per l’Italia) ho recentemente assunto l’incarico di SEO Manager per il portale di shopping online Shopalike.it.  Mi occupo di curare la parte SEfede2O del sito sia on-site che off-site.
Occuparmi della parte off-site è stimolante perché plasmare la visibilità organica di un sito è una pratica che negli ultimi anni è passata dall’essere qualcosa di prettamente tecnico, all’essere sempre più un lavoro di pubbliche relazioni e brainstorming creativo. Per quanto riguarda la parte on-site, un sito con migliaia di pagine come Shopalike rappresenta sicuramente una sfida interessante: è necessario focalizzare l’attenzione di Google e degli altri motori di ricerca sulle pagine che portano traffico mirato alla conversione degli utenti e per farlo sono necessarie ore di A/B testing e un buon pool di criteri che regolino l’indicizzazione delle pagine del sito.

Come mai proprio Berlino è diventata in Europa la capitale delle web start-up?

A monte ci sono sicuramente ragioni economiche: in primis il ridotto costo della vita berlinese, risultato di una divisione trentennale della città che se da una parte ha portato ad una mancanza di industrie capaci di creare ricchezza e occupazione, dall’altra ha determinato costi molto più bassi rispetto al resto della Germania, il che rende la città un terreno fertile per le società che stanno muovendo i primi passi. Al contempo, essendo la capitale del paese che nonostante la crisi ha trainato l’economia europea, è dotata di infrastrutture ben sviluppate, di una rete di telecomunicazioni ultramoderna ed è un forte punto di richiamo per personale qualificato, grazie soprattutto a un eccellente ambiente scientifico e di ricerca. A questo dobbiamo unire che sia a livello statale che regionale vengono stanziati ogni anno un buon numero di finanziamenti per i nuovi progetti d’impresa.

La diretta conseguenza di queste condizioni favorevoli è stata la nascita, nel corso degli anni, di una scena tech sempre più vivida fatta di giovani entusiasti imprenditori che si aiutano a vicenda e condividono la propria esperienza attraverso i tanti meet-up e gruppi digital della città.

Puoi farmi qualche esempio?

Per gli italiani senz’altro Digitaly, un importante punto d’incontro per i giovani del nostro paese che vivono a Berlino e lavorano nell’ambito del digital. Partita come un’iniziativa online, oramai da un po’ di tempo si è spostata anche offline con incontri veri e propri, molto utili per condividere le proprie idee, le proprie esperienze e fare del sano networking. Mi vengono poi in mente altre realtà come Geekettes, importante punto di aggregazione per tutte le donne del mondo tech berlinese, o Web Montag, che si pone, fra i vari obiettivi, quello di diventare un punto di contatto fra il mondo digitale tedesco e quello della Silicon Valley. IMG_20140822_183240

 Un suggerimento per chi decidesse di scappare dall’Italia per venire a Berlino a cercare di far decollare il proprio progetto in ambito digital?

Il consiglio più prezioso (e probabilmente più scontato) è quello di arrivare con un piano. Un business plan solido e una buona dose di ricerche pre-partenza a volte fanno la differenza. Poi diciamocelo, è vero che l’inglese è la lingua universale, soprattutto nell’ambito tech, ma se si decide di venire a Berlino per lavorare nel mondo del digital, la conoscenza del tedesco può essere un canale preferenziale, soprattutto se non si viene con l’intenzione di sviluppare un proprio progetto ma di lavorare per società già avviate. Inoltre se è vero che Berlino offre tante opportunità per i nuovi business digitali, è anche vero che la competizione feroce e la rigida (ma molto efficiente, va detto) burocrazia tedesca possono essere degli efficaci deterrenti.

Ah l’amabile burocrazia tedesca, quanti ricordi delle mie mattinate di terrore al Bürgeramt per farsi rilasciare simpatici documenti dai nomi esotici come il Freizügigkeitsbescheinigung…


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