Da Olivetti alla nascita di Ubiquity: la passione e l’economia morale

di Ornella Grillo

Il momento storico che attraversiamo è molto diverso dalla congiuntura in cui hanno vissuto i nostri padri o i nostri nonni. Sebbene all’indomani della Seconda Guerra Mondiale tutto fosse distrutto e tutto andasse ricostruito, laLogo_Olivetti dedizione e l’impegno delle persone trovavano alimento in un sistema premiale che induceva i giovani a perseguire con tenacia i propri obiettivi.

Molti di noi avranno già sentito questa “storia” ma desidero raccontarla ugualmente. Voglio farlo attraverso gli occhi e le parole di coloro che quelle esperienze le hanno vissute e che sono riusciti a tingere del proprio colore quegli eventi non troppo lontani.

Grazie al Professor Lamborghini abbiamo ospitato in aula un pezzo di storia dell’industria italiana rappresentato da due esponenti di quel gruppo di giovani che nell’autunno del 1955 Adriano Olivetti chiamò a realizzare il primo calcolatore elettronico costruito con componenti elettronici allo stato solido. Abbiamo avuto la fortuna di ascoltare le storie di Simone Fubini e di Giuseppe Calogero, i quali, da ingegneri neolaureati negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, hanno contributo a creare l’ELEA 9003. Nel loro “raccontarsi” affioravano, ancora oggi a distanza di tanti anni, tutto l’entusiasmo e la fierezza di chi è stato parte attiva e fattiva di un progetto che ha profondamente innovato e che è giunto fino ai giorni nostri subendo notevoli modifiche ma conservando intatta la propria utilità originaria.  Con la stessa grinta, voglia di emergere e di non darsi mai per vinti, un gruppo di giovani di grande talento aveva accettato di misurarsi con un progetto in cui pochi credevano in quegli anni. Il loro lavoro era destinato a produrre qualcosa di unico.

Giuseppe Calogero ha trasmesso la propria passione per la tecnologia al figlio Dario, laureato in Economia e Commercio alla Bocconi e anch’egli presente in aula, pronto a donarci il proprio pezzo di storia personale e imprenditoriale. Dario Calogero è il fondatore, insieme a Simone Fubini, del Gruppo Ubiquity, azienda leader in Italia nella creazione e nella gestione di servizi su rete mobile. Nata nel 1999, Ubiquity è un Operatore Telefonico OLO (Other Licensed Operator) che opera sul mercato delle telecomunicazioni e dei new media. Dario ha fatto di una passione un business e ha saputo giocare le proprie carte migliori durante le congiunture economiche sfavorevoli per trasformare le crisi in opportunità.

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Dario Calogero ha enunciato, con cuore e testa, i tre fattori chiave che le aziende di oggi dovrebbero sviluppare per avere successo: un approccio proprietario alle tecnologie, essere nella “rete”, e avere un business scalabile. Una strategia improntata ad un approccio proprietario consente di individuare ciò che serve realmente ai fini dello sviluppo aziendale, creando così una nicchia di mercato all’interno della quale acquisire una posizione dominante. Ubiquity è riuscita a farlo nel messaging, attraverso la gestione e l’erogazione di servizi mobile professionali per conto di grandi aziende, appartenenti principalmente al settore bancario e finanziario, in Italia e all’estero. Nel tempo, Ubiquity ha ampliato la propria offerta con un sistema di servizi multicanale: nella propria agenda strategica ha oggi l’espansione internazionale.

Il racconto di Dario Calogero ci ha consentito di conoscere da vicino una realtà aziendale importante e di cogliere le peculiarità di natura finanziaria e organizzativa che distinguono la sua personale esperienza da quella della generazione precedente. Nonostante la chiave di lettura differente da quella adottata dai relatori precedenti, Dario ha sottolineato, ancora una volta, quanto il connubio tra professionalità e passione possa rivelarsi vincente. Ci è sembrata particolarmente significativa una sua affermazione: “Dovete essere brand di voi stessi!”.

Dotato della stessa voglia di metterci cuore e mente è Italo Marconi, giovane umanista digitale e Managing Partner di UbiquityLab. Italo ha chiuso il racconto di questo viaggio nella storia, insistendo sull’importanza di un approccio umanistico per la comprensione e la concezione dell’innovazione. Numerosi fenomeni contemporanei quali Wikipedia, Uber o altri, per esempio, affondano le proprie radici nell’economia morale o nei meccanismi reputazionali di Antico Regime.

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UbiquityLab rappresenta l’evoluzione della business unit digital di Ubiquity. La denominazione dell’azienda denota la sua vocazione di laboratorio, di luogo di sperimentazione e di creazione di oggetti nuovi e diversi. Il personale di UbiquityLab è costituito da creative technologist e da umanisti digitali che progettano e realizzano ecosistemi di prodotti e servizi per grandi clienti nei settori del publishing, del fashion e del finance.

L’attenzione alla contaminazione tra sensibilità e discipline, che si concretizza nella costituzione di team eterogenei (sociologi, ingegneri, storici, matematici, etc.), permette a UbiquityLab di interpretare la realtà e di concepire strategie originali che mirano a conseguire gli obiettivi di business e di comunicazione del cliente senza perdere di vista i bisogni delle persone.

Il background ibrido – umanistico e scientifico – di Italo Marconi, gli ha permesso di costruire un percorso professionale frastagliato e di sviluppare uno sguardo particolare sui fenomeni della contemporaneità, dotato di una particolare forma di empatia che gli permette di ben interpretare le relazioni con gli utenti e con i clienti. Questi ultimi costituiscono parte attiva del processo di progettazione adottato da UbiquityLab per prodotti e servizi che permettono alle organizzazioni di adattarsi e di trasformarsi in questo periodo attraversato da innovazioni profonde.

In conclusione, possiamo dire che le storie che abbiamo ascoltato testimoniano che se gli individui e le organizzazioni sono animati da passioni forti e da competenze eterogenee, questi riescono a innovare anche in momenti di crisi e di trasformazione. Oggi come negli anni Cinquanta del XX secolo.


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