di Roberta Anna Arpino e Valentina Cortesi
Grazia è molto di più dello storico periodico che tutti noi conosciamo. È il primo fashion brand 100% made in Italy.
A parlarci è Daniela Cerrato, Head of Digital Product Marketing.
Grazia si affaccia sul mondo digital nel 2011, con la nascita del sito grazia.it e le relative pagine di Instagram e Facebook. La vision è ingaggiare gli utenti e farli essere sempre un passo avanti nel campo della moda e del beauty.
L’utente medio è donna tra i 25 e i 35 anni, acculturata e con una spiccata sensibilità per il fashion e il lifestyle.
A fare la differenza sono le persone che lavorano dietro al sito perché rappresentano il target di riferimento, sono anche essi millennials, metropolitani e hanno una passione sfrenata per quello che scrivono.
I quattro editorial topics di Grazia sono: la moda, il lifestyle, la bellezza e il design.
Ciò che li distingue, da sempre, è l’attenzione nel produrre contenuti non in maniera tradizionale ma basandosi sull’analisi dei dati.
“Video is King” nell’industria pubblicitaria e Grazia ne ha fatto il suo mantra.
Il linguaggio utilizzato sul sito e sui social è visuale, le storie vengono raccontate con i video perché si adattano maggiormente alle esigenze dei lettori.
Un’altro punto di forza è la verticalità. Dal momento in cui i contenuti sono fruiti sempre di più dagli smartphone Grazia ha deciso di programmare i siti in formati verticali, per rendere più agevole la lettura delle notizie.
Ma concentriamoci sul punto focale di questo incontro: la nascita e lo sviluppo di Grazia Factory, un network di influencer fashion and beauty.
Il DNA del brand sono le IT GIRLS, le ragazze cool, italiane o che vivono in Italia.
Le “it girls” furono le prime influencer italiane, quando ancora questa professione non esisteva.
Grazia.it ha avuto una visione lungimirante e ha creato un gruppo di ragazze esperte di tendenze.
La chiave distintiva di Grazia è stata l’autenticità, la capacità di dar voce a ragazze “normali” in cui gli utenti si potevano identificare.
Queste ragazze hanno un loro stile riconoscibile, sono seguite da un pubblico vastissimo ma mantengono la loro identità. Grazie a questo il loro rapporto con gli utenti è forte.
Un’altra chiave di successo è stata la selezione. Il team di Grazia sceglie accuratamente le persone con cui lavorare e stabilisce con un loro un rapporto confidenziale.
Ma il vero obiettivo del brand è individuare dei talenti quando ancora non sono necessariamente famosi e farli crescere all’interno della factory. La factory assume le sembianze di un laboratorio dove sperimentare e conoscere insieme un mondo, che almeno inizialmente, è distante da loro.
Per capire meglio il lavoro svolto da Grazia è necessario conoscere alcune di queste ragazze.
La prima è Clara Nanut, conosciuta come “Gour.mode”, è una ragazza cresciuta insieme a Grazia Factory, è molto determinata, ex bocconiana e ha lanciato qualche giorno fa una piccola boutique dove supporta clienti ed altre influencer.
Un’altro personaggio molto interessante è Marsica Fossati, ha 30 anni, è un interiore designer e lei si definisce “planet sustainer.
La più giovane del gruppo è Clara Soccini, con i suoi 19 anni ha colpito il team di Grazia Factory per la sua voce pazzesca.
I brand project realizzato creando una collaborazione tra i loro partner e le trenta influencer sono stati moltissimi. Il cuore della Factory sono delle video produzioni molto originali, con un tono spesso ironico.
Il successo di Grazia Factory non è casuale ma basato su sei key points:
- Conoscere il target di riferimento.
- La Svolgere un’accurato lavoro di selezione delle proprie influencer.
- Preservare l’identità delle influencer.
- Stabilire una collaborazione virtuosa win-win.
- Brand safety.
- Storytelling autentico.
A conferma dell’efficacia del modello nell’ultimo anno sono stati realizzati, insieme a Mediamond, circa 100 progetti con partner di eccellenza: tra gli ultimi ancora online su Grazia.it le collaborazioni con LiuJo, Cartier, Pandora con il coinvolgimento di 9 influencer.


