di Chiara Garbagnati e Francesca Maffi

Una piccola Silicon Valley nel centro di Milano: questa è la percezione che si ha entrando negli uffici di OpenKnowledge. A darci il benvenuto sono stati Alberto Maestri, Chief Content Officer, e Federica Radici, Social Media Manager, perfetti rappresentanti di un ambiente che trasuda creatività ed innovazione. Ed è stata proprio l’innovazione il tema principale del nostro incontro, incontro che si è aperto con una presentazione propostaci dal team di OpenKnowledge sui 5 trend del digital marketing per il 2019.

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Un momento della lezione presso OpenKnowledge

In primo luogo si è parlato di Artificial Intelligence (AI), ovvero quella scienza che si occupa di come creare macchine intelligenti, e che proprio nell’informatica ha trovato la via migliore per ottenere questo risultato. Il principale obiettivo della AI è quello di realizzare software in grado di raggiungere obiettivi e risolvere problemi proprio come farebbe un essere umano nella vita reale. A tale proposito ci è stata presentata la forma più comune di intelligenza artificiale applicata al digital marketing, il Chatbot. Il Chatbot è uno strumento molto efficace per quanto concerne il customer service, e soprattutto si tratta di una tecnologia in grado di sostituire completamente la figura umana. Ma perché si dovrebbe preferire un Chatbot rispetto ad una persona? Semplice, perché è più economico, più veloce e costantemente disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma soprattutto perché secondo un’analisi il 70% dei consumatori ha riportato un’esperienza positiva nell’utilizzo di Chatbot. Rispetto a questi dati infatti si prevede che 85% delle interazioni con i clienti nel 2020 saranno gestite da Chatbot.

 

La presentazione prosegue, ma l’Intelligenza Artificiale resta al centro del discorso. Si parla ora di Emotional Artificial Intelligence, una AI sempre più emotiva, in grado di riconoscere le emozioni provate dagli esseri umani.
Questi sistemi e questi dispositivi con il tempo saranno infatti in grado di riconoscere, interpretare, elaborare e simulare le emozioni umane. Questo tipo di tecnologia applicata al marketing digitale potrebbe rivelarsi cruciale per aver una conoscenza più approfondita dei propri clienti. Già oggi una combinazione di analisi facciali, analisi del pattern vocale e apprendimento profondo può decodificare le emozioni umane per scopi di ricerca di mercato e sondaggi politici. Un’affermazione interessante è quella di Annette Zimmermann – vicepresidente della ricerca di Gartner, multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo dell’Informatica Technology – la quale dichiara che “entro il 2022 il nostro dispositivo personale saprà più sul nostro stato emotivo rispetto alla nostra famiglia”.

Un’ulteriore innovazione sviluppata sulla base della AI è quella della Voice Search, una tecnologia di riconoscimento vocale lanciata da Google nel 2009, che permette agli utenti di cercare informazioni e contenuti online attraverso la propria voce. Tutto ciò è reso possibile da dispositivi dotati di complessi algoritmi e tecnologie di Natural Language Processing che permettono di riconoscere la voce degli utenti, processarla per comprenderne il significato e reagire fornendo una risposta pertinente o eseguendo un’azione. La Voice Search nasce in una realtà ormai sempre più dinamica, di conseguenza, perché scrivere quando si può parlare direttamente al proprio device? Quasi il 50% delle persone usa infatti la ricerca vocale durante la ricerca di prodotti.
Le query tramite Voice Search, come si può dedurre, sono però differenti da quelle che abitualmente si digitano su una tastiera: sono meno meccaniche e favoriscono keyword long-tail e frasi più simili al linguaggio comune. Questa tecnologia sta spopolando e sta diventando un’interfaccia chiave con la tecnologia dei maggiori player mondiali, si pensi per esempio a Microsoft con Cortana, a Google con Google Home e Google Assistant, a Apple con Siri o ancora ad Amazon con Alexa ed Echo. A dimostrarlo è proprio Amazon che ha venduto 4,4 milioni di Echo nel suo primo anno di vita.

Un altro trend che sicuramente caratterizzerà il 2019 sarà il Programmatic Advertising. Si tratta di una pubblicità automatizza; in sostanza, software che permettono di acquistare (e vendere) spazi online dedicati alla pubblicità all’interno di siti e piattaforme. Ma come funziona? Quando si parla di Programmatic Advertising, tutto parte dai dati. Infatti, complessi algoritmi analizzano continuamente i comportamenti online dei consumatori, estraendo il maggior numero di dati possibile. In base a questi, le aziende in prima persona o terze parti da loro commissionate provvedono a fornire un target potenzialmente interessato alla loro pubblicità, individuato sia su base demografica che comportamentale. Tutto ciò permette l’ottimizzazione di una campagna pubblicitaria in tempo reale: i software di Programmatic Advertising infatti permettono di mostrare determinati contenuti a coloro che potenzialmente ed effettivamente sono più interessati agli stessi. Quantum Advertising, il primo marketplace di native advertising distribuita totalmente in programmatic, ha stimato che per la fine del 2018 ci sarà un incremento del programmatic pari al 20% rispetto all’anno precedente, con un valore di mercato di circa 500 milioni di euro.

Infine quinta ed ultima tendenza del 2019 sarà il Live Streaming, tecnologia che permette a consumatori e marchi di stabilire un incontro. Il Live Streaming offre molti vantaggi. Innanzitutto, permette agli utenti di sentirsi parte “del momento”, di vivere e sperimentar qualcosa in presa diretta come se fossero lì in quel preciso istante. I video live offrono inoltre agli utenti la possibilità di commentare immediatamente il contenuto fornendo feedback positivi o negativi su un prodotto e un servizio, elemento molto utile per le aziende. Infine, un video diretta aiuta gli utenti a sentirsi più a loro agio e ad avvicinarsi all’azienda. A confermare la potenza del live streaming ci sono le statistiche: le persone trascorrono 3 volte più tempo a guardare i video in diretta su Facebook rispetto ad un video non in diretta; l’82% delle persone preferisce guardare un video in diretta di un brand piuttosto che leggere un post social; il 63% dei millennials guarda live content e il 42% di essi li produce.

L’incontro con OpenKnowledge si è concluso vedendo noi studenti del Master in veste di strategist con l’assegnazione di un brief e una breve simulazione di gara tra team, che aveva come obiettivo quello di pensare ad una strategia digital (facendo riferimento ad almeno uno dei trend presentatoci) per implementare vendite e brand awareness.

 

 

 


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