Competenze e Responsabilità nell’Era Digitale: Guida per i Futuri Professionisti del Settore

di Camilla Micchiante

In occasione dell’inaugurazione della XV edizione del master in Comunicazione, Marketing Digitale e Pubblicità Interattiva, l’intervento di Carlo Noseda, presidente di IAB Italia e CEO di M&C Saatchi, ha fatto emergere prospettive tanto centrali quanto sorprendenti per gli studenti che si affacciano ora su un mondo in continua trasformazione. 

Cosa si devono aspettare i giovani prossimi a lavorare in un ambiente così complesso? Quali sono le sfide e qual è il giusto mindset per affrontarle? E infine, come bisogna approcciarsi al digitale?

Sono tre le parole attorno cui gravita l’intero discorso: curiosità, flessibilità e responsabilità. Secondo Noseda, la chiave per il successo è indubbiamente costituita dalla combinazione di competenze tecniche, mentalità flessibile, e una costante volontà di apprendere. Le attività di “skilling, upskilling e reskilling” sono da lui presentate come il salvagente che permette di stare a galla in un ecosistema in cui chi si ferma è perduto. Non è sufficiente acquisire skill e competenze valide oggi, ma bisogna avere la dinamicità, la curiosità e (perché no?) anche la lungimiranza di continuare a migliorare, integrare e modificare le proprie conoscenze relative alle tecnologie digitali. I tempi tra un’innovazione e l’altra, che in passato erano estremamente dilatati, sono ora talmente brevi da richiedere una grande flessibilità e rapidità di adattamento da parte dei professionisti del settore, perché qualsiasi opportunità non colta è perduta. 

In sostanza, con un approccio proattivo al digitale e alle sue continue innovazioni, e con una mentalità resiliente e flessibile, i giovani possono non solo sopravvivere ma prosperare in questo ambiente dinamico. 

Il tutto, deve essere fatto alla luce del maggiore grado di responsabilità che tutte le nuove tecnologie implicano, in quanto non presentano solo grandi vantaggi ma altrettanto grandi doveri etici e morali. Noseda sottolinea l’importanza di uscire dalla prospettiva di nativi digitali che caratterizza i giovani e che, nella vita quotidiana, porta loro a vedere il digitale come qualcosa di scontato ed eterno. Le tecnologie digitali hanno un rilevante impatto sulla società, specialmente a livello ambientale (nonostante spesso si abbia l’impressione che siano quasi entità astratte il cui funzionamento è qualcosa di simile alla magia). In realtà, gli apparecchi e le infrastrutture necessarie ai sistemi digitali per operare richiedono spazio ed energia. 

Un’immagine usata da Noseda, utile a capire quanto ormai tutto venga dato per ovvio nel mondo digitalizzato, è quella degli album di foto: un tempo le fotografie analogiche venivano stampate e raccolte in album con qualche decina (massimo centinaio) di esse. Oggi fotografiamo incontrollatamente qualsiasi cosa ci circondi, accumulando persino decine di migliaia di fotogrammi nella galleria dello smartphone, pensando che essi siano semplici oggetti astratti e invisibili archiviati in un “cloud” immateriale. La realtà è ben diversa: dietro ogni qualsiasi dato generato ci sono migliaia e migliaia di metri quadrati di server a supporto di tutto ciò. 

Un uso incontrollato, sproporzionato e non responsabile di queste stesse tecnologie rischia di avere risvolti negativi e di impedire (potenzialmente) alle future generazioni di poterne godere. Pertanto, è fondamentale formare professionisti del digitale che sappiano farne un uso responsabile e ragionato.

Infine, parlando di digitale, non può non essere citata l’ormai onnipresente intelligenza artificiale: in quale misura l’IA partecipa nel settore e fino a che punto bisogna preoccuparsi della possibilità che essa si sostituisca agli esseri umani?

Noseda sostiene con fermezza che l’intelligenza artificiale non costituisce un pericolo per i professionisti del marketing e della pubblicità digitale. In particolare, afferma non solo che le nuove tecnologie non andranno a sostituirci, ma anche che ci insegnano a tornare ad essere umani. L’intelligenza artificiale viene usata per svolgere i compiti più meccanici e per stimolare nell’umano una creatività nuova. 

Se per un determinato periodo gli uomini erano finiti per lavorare come in una catena di montaggio, ora quei compiti possono essere affidati alle macchine e l’uomo può riappropriarsi della sua umanità e delle capacità che più lo contraddistinguono: la curiosità, l’empatia, la creatività, l’immaginazione. Queste caratteristiche, uniche dell’essere umano, rimarranno un elemento necessario nel settore, e i “cervelli digitali” avranno sempre bisogno di essere istruiti dall’uomo per poter essere sfruttati in maniera davvero ottimale ed efficace (Noseda riprende l’espressione “pastorizia digitale” per sottolineare la necessità di allevare questi sistemi intelligenti). 

In sintesi, la flessibilità, l’adattamento, il costante aggiornamento e un buon grado di responsabilità nell’uso del digitale rappresentano le chiavi per prosperare in un mondo sempre più connesso e tecnologicamente avanzato. Abbracciare queste qualità non solo permette di diventare professionisti nel vero senso della parola, ma contribuisce anche a plasmare un futuro digitale più equo, sostenibile e promettente per tutti.


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