Project Primrose è ciò di cui stiamo parlando: l’abito interattivo presentato da Adobe durante la conferenza annuale Adobe Max 2023. Christine Dierk, ricercatrice alla guida di questo progetto, ha presentato il prodotto al pubblico, cominciando così il suo discorso:
«La moda non deve essere statica, può essere dinamica e persino interattiva».
È proprio questo, quello che il vestito digitale di Adobe fa: regalare dinamicità ad un prodotto che in genere è tutt’altro che dinamico. La Dierk si mostra con indosso un abito all’apparenza pieno di paillettes, le quali, in realtà, non sono altro che piccoli schermi che permettono all’abito di cambiare colore e fantasia con un semplice click. Come si può vedere infatti dal video virale della presentazione https://shorturl.at/nyPQ7. Il risultato è d’impatto.

Ma qual è la magia che c’è dietro? Si tratta di un vestito realizzato con “display tessili flessibili”, centinaia di piccoli schermi legati l’un l’altro, composti da cristalli liquidi dispersi in polimeri, capaci di reagire all’elettricità senza consumare molta energia. Tale tecnologia permette all’abito di cambiare colore, motivo, fantasia, ma non modello. Il prodotto funziona infatti come una tela bianca sulla quale vengono mostrati modelli grafici realizzati precedentemente con programmi come Illustrator. Tutto questo è possibile grazie all’applicazione della tecnologia e-ink: inchiostro digitale. Vediamo più nello specifico di cosa si tratta.
Cos’è l’e-ink?
E-ink significa letteralmente “inchiostro elettronico”, un “inchiostro” che permette di spaziare con la creatività e realizzare innumerevoli versioni grafiche di uno stesso prodotto, attraverso schermi specifici, proprio come accade del caso dell’abito digitale di Adobe. Quella dell’e-ink non è però una tecnologia di nuova invenzione: tale sistema viene utilizzato dal 1996, anno in cui nacque la E Ink Corporation, azienda con sede a Cambridge, fondata dal fisico Joseph Jacobson del MIT, nonché inventore della carta elettronica (display basati sulla tecnica di colorazione elettroforetica utilizzata negli eReader). Tale tecnologia, infatti, viene utilizzata inizialmente, soprattutto nell’ambito degli e-book. A seconda dell’impulso elettrico che arriva allo schermo, viene mostrata all’occhio umano la parte nera o la parte bianca, generando così diverse “schermate”.

Con il passare del tempo sono state sempre maggiori le applicazioni pratiche della tecnologia e-ink, tanto che è, ad oggi, un importante strumento creativo nelle mani di aziende e designer che, grazie a questo strumento, riescono a diversificarsi dalla concorrenza e, allo stesso tempo, a diversificare la propria offerta, in un modo che, alla fine, non è poi così complesso.
Altre applicazioni: BMW
BMW è stata una tra le prime aziende ad utilizzare la tecnologia e-ink per customizzare e personalizzare oggetti, applicazione diversa rispetto a quella degli e-book alla quale eravamo abituati, applicandola alla carrozzeria delle sue auto. Già nell’edizione 2022 del Consumer Electronic Show di Las Vegas, con il suo concept iX Flow, BMW aveva dimostrato al mondo come poter utilizzare la carta elettronica sulla carrozzeria dell’automobile per poterne cambiare l’aspetto. L’azienda si è riconfermata innovatrice nell’ambito dell’inchiostro elettronico, presentando, nel 2023, il prototipo BMW iVision Dee, modello di automobile in grado di variare tra 32 tonalità di colore e motivo, vestendosi delle grafiche e delle fantasie più disparate.

L’e-ink è il futuro della moda?
Tornando all’abito digitale introdotto da Adobe, possiamo chiederci: L’e-ink è il futuro della moda? Beh, la novità introdotta da Adobe con l’inserimento della tecnologia e-ink nel campo della moda è certamente un’innovazione che apre nel mondo del fashion nuove frontiere; basti pensare a tutte le applicazioni che se ne avranno in tale ambito, al cambiamento che questa tecnologia porterà a eventi come red carpet, sfilate di moda, programmi televisivi, festival di ogni genere. Ad oggi, pensare ad un’intera sfilata realizzata interamente su un unico modello di vestito mutevole grazie all’e-ink significherebbe, forse, fare il passo più lungo della gamba ma traendo le somme è uno scenario davanti al quale potremmo trovarci già dalla prossima stagione. Il vestito digitale di Adobe rappresenta soltanto il primo passo nella direzione della moda interattiva, e anzi, in quello che è il connubio perfetto tra fisico e digitale. Se infatti, forse, non siamo ancora pronti a concepire l’idea di un capo totalmente digitalizzato, come accade ad esempio nel Metaverso, siamo forse più pronti ad accettare capi fisici che possono modificarsi grazie ad una tecnologia digitale: perfetto connubio tra i due mondi.

