
“Abbiamo un problema: non sappiamo più annoiarci.
– Mario Calabresi
E questo succede perché non frequentiamo più il ‘tempo vuoto’.
Lo riempiamo di notifiche, messaggi, impegni: ci diamo una scossa di stimoli fugaci, che non lasciano quasi mai traccia.”
É iniziata così la prima giornata dello IAB Forum 2023, con le parole di Mario Calabresi, direttore e CEO di Chora Media, che ha sollevato un punto cruciale: la nostra crescente incapacità di provare noia.
In un’era dominata dagli stimoli tecnologici e dalla frenesia quotidiana, il ‘tempo vuoto‘ è diventato un lusso trascurato. Appena ci ritroviamo con un istante libero, la dipendenza dallo schermo del telefono diventa quasi istintiva, un rifugio dalla noia.
Queste parole, pronunciate con saggezza e consapevolezza, hanno aperto una finestra su una riflessione più profonda durante lo IAB Forum. In linea con la 21esima edizione, orientata alla trasformazione e all’adozione di nuovi linguaggi e strumenti, si è sviluppato un contesto di rigenerazione ancorato ai valori fondamentali della sostenibilità e dell’inclusione e alla volontà di abbracciare il cambiamento.
L’intervento di Mario Calabresi ha aperto anche uno spiraglio di riflessione sugli aspetti critici della nostra vita contemporanea. La sua osservazione sul pericolo di abbandonare il tempo vuoto mette in luce un fenomeno sempre più diffuso: la fuga costante dagli attimi di tranquillità verso gli schermi dei nostri telefoni, un rifugio che, tuttavia, ci sommerge in un flusso incessante di stimoli effimeri.
“Il problema del nostro tempo iperconnesso è che siamo costantemente immersi in una moltitudine di stimoli tecnologici che ci spingono a percepire tutto come urgente, da gestire immediatamente, generando così una grande confusione.”
– Mario Calabresi
Questo richiamo all’apprezzamento dei momenti di riflessione ci spinge a considerare il ritmo incessante del vivere moderno e la sua impattante connessione con la tecnologia.
La lentezza del nostro pensiero, la sua capacità di connettere idee in modo contestuale, emerge come una risorsa preziosa in questo contesto.
La pazienza, come sottolineato da Calabresi, è la virtù scomparsa del nostro tempo. E questa mancanza si fa sentire persino nei momenti di attesa più brevi, come un sito che si carica lentamente o un ritardo di pochi minuti a un appuntamento, suscitando in noi ansia e impazienza.

La nostra società sembra essere in un costante stato di fretta, costringendoci a una reattività continua. Ma è davvero necessario essere sempre pronti a reagire tempestivamente?
Il punto di vista di Calabresi suggerisce che, nonostante la nostra inclinazione all’impazienza, il nostro cervello necessita di tempo per riflettere e rigenerarsi. La velocità delle risposte, caratteristica che appartiene all’intelligenza artificiale, può essere efficiente, ma è proprio nella lentezza del pensiero umano che risiede l’innovazione. Ed è questa lentezza che ci consente di elaborare le informazioni in modo completo e approfondito.
In un’era dominata dall’istantaneità, la capacità di concedere al nostro cervello il tempo necessario per assimilare le informazioni è diventata una virtù rara. La riflessione di Calabresi ci invita a riconsiderare il valore della pazienza, a riscoprire il potere della lentezza in un mondo che spesso premia la rapidità. Forse, proprio in quei momenti di “tempo morto”, potremmo trovare un’opportunità preziosa per coltivare la creatività e la profondità di pensiero che caratterizzano l’essenza umana.
E tale prospettiva si estende anche al nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Eliminare ogni attesa, ogni tipo di latenza non è la nostra sfida, ma bensì quella della macchina. Ogni tipo di competizione sulla velocità tra l’intelligenza naturale e quella artificiale è destinata a una sconfitta anticipata in partenza.
Piuttosto, dovremmo cercare una sinergia tra la potenza dell’intelligenza artificiale e l’umanità, perché è proprio la capacità di staccare che fa della nostra mente la macchina più affascinante.
Queste considerazioni ci conducono a riflettere sulla sostenibilità del nostro tempo, spesso trascurato nell’era moderna. L’osservazione di Calabresi funge da spartiacque, non solo per rivalutare il “tempo vuoto”, ma anche per esaminare criticamente il nostro rapporto con la tecnologia. La sua chiamata all’azione sottolinea la necessità di preservare la nostra umanità in un mondo sempre più digitale.
“Dobbiamo riprenderci il tempo per pensare,
– Mario Calabresi
il tempo per ragionare e creare,
perché è proprio questo che ci ha portato fin qua.”

