di Cibelle Dardi, Stefania Manfredi, Mauro Valentino

 

Televisione e Social Network: la Social TV come TV amplificata.

Le grandi reti televisive guardano ai social networks come opportunità strategiche

 

Davanti allo schermo cambiano le abitudini: oggi non è raro che si guardi la tv twittando qualcosa con in mano lo smartphone, e non è raro che si twitti proprio di quello che si sta guardando sullo schermo televisivo. Gli italiani sono sempre più multitasking quando si tratta di stare sul divano di casa: si quantifica che ben il 76% degli utenti abituali di social network utilizzi contestualmente un device (PC, smartphone o tablet) mentre viene trasmesso il proprio programma preferito.

 

Tanti sono i fattori che vedono nella convergenza tra tv e social media e nella transmedialità e crossmedialità teorizzata da Jeff Gomez un passo obbligato: un’ulteriore conferma è venuta dalla tavola rotonda su tv e social svoltasi allo IAB Seminar del 29 novembre che ha visto confrontarsi sul tema le grandi reti televisive RAI, Sky, Mediaset e MTV.

Tutte le reti sono state d’accordo nel vedere il social come opportunità strategica (e non più solo tattica), ovvero come canale sinergico a quello televisivo nella prospettiva di un coinvolgimento più profondo e a lungo termine del pubblico.

 

Pubblico televisivo e pubblico del web sembrano davvero molto vicini: sul web si ama parlare di tv e così la tv si racconta sul web: perché non fare in modo che il web si racconti in tv? Sono nati così alcuni esperimenti di Social TV da parte delle grandi emittenti televisive, che hanno dimostrato come la televisione sociale sia davvero una forma di interazione forte tra narratore e pubblico.

Da X Factor, decisamente l’esperimento più potente e vincente, all’Isola dei Famosi, dal Grande Fratello all’ultima fiction targata RAI A un passo dal cielo: sono solo alcuni degli esempi di Social TV in cui la narrazione del web – i tweets su tutti – è entrata nello studio televisivo inserendosi nella narrazione del piccolo schermo, portando a convergere due modalità che prima viaggiavano su strade parallele, e facendo dei media sociali nuovi spazi di aggregazione e discussione per la televisione stessa.

 

Tweets in sovrimpressione, commenti e condivisioni su Facebook durante la diretta, streaming sul web della trasmissione in onda: i modi della Social TV conducono l’opinionista da casa direttamente in studio, ogni telespettatore può diventare opinionista. La possibilità delle reti di coinvolgere con nuove e divertenti modalità questa utenza “liquida” sempre più estesa equivale non solo a un’opportunità di dare maggiore risonanza alle programmazioni televisive, ma anche a una necessità. A fronte di un tasso di interazione che si svolge “fuori” dai confini televisivi tradizionalmente intesi, gli strumenti di misurazione Auditel diventano sempre più obsoleti.

 

Il Social come amplificatore del messaggio televisivo: se davvero Amplificationis the Queen, allora la Social TV può essere intesa come esperienza di spettacolo allargata e amplificata. Portare un tweet su schermo significa far convergere le due narrazioni, quella del web e quella televisiva, per costruire un format televisivo nuovo fatto anche di hashtag e mention, e un modello di “show esteso”.

L’elemento distintivo di questo “show amplificato” è naturalmente il pubblico: un pubblico che non è più solo audience, bensì un pubblico che parla e che la tv deve ascoltare. I modi del web entrano nel mondo tradizionalmente broadcast della televisione: la tv deve essere anche una tv d’ascolto, deve ascoltare i messaggi e non solamente proporli; lo spettacolo adotta un modello partecipativo in cui gli spettatori-utenti, coloro che guardano lo schermo twittando o commentando su Facebook, contribuiscono alla narrazione e alla costruzione di contenuto e valore dello spettacolo.

E, grazie al web, lo spettacolo continua anche dopo la diretta.


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