di Eleonora Veronica Radovix

Wikipedia è una sorta di “croce e delizia”, nel senso che condensa in sé molti degli aspetti più positivi di Internet, e insieme diverse cose negative; inoltre per tanti è diventato lo strumento primo per cercare informazioni, infatti per molti fare una ricerca in Internet si riduce ad aprire la corrispondente pagina Wikipedia per copiarne le informazioni.

Ma cos’è Wikipedia? In questo caso è giusto sentire la sua voce, quindi leggiamo dalla homepage del sito:

« Wikipedia è un’enciclopedia online, collaborativa e gratuita. Disponibile in oltre 280 lingue, affronta sia gli argomenti tipici delle enciclopedie tradizionali sia quelli presenti in almanacchi, dizionari geografici e pubblicazioni specialistiche.Wikipedia

Wikipedia è liberamente modificabile: chiunque può contribuire alle voci esistenti o crearne di nuove. Ogni contenuto è pubblicato sotto licenza Creative Commons CC BY-SA e può pertanto essere copiato e riutilizzato adottando la medesima licenza. »

Wikipedia è nata nel Gennaio del 2001; nella primavera del 2013 conta 4 milioni di pagine in inglese, oltre 1 milione di pagine in italiano, e diversi altri milioni nelle oltre 280 lingue in cui attualmente viene pubblicata (anche se molte hanno poche voci; quelle che hanno più di 500 mila voci sono una quindicina di lingue).

Wikipedia non è più solo questo perché presto all’enciclopedia si sono affiancati molti altri siti dedicati con immagini, citazioni, guide di viaggio, testi interi (cono Wikisource), ecc.

Chi stende e raccoglie queste voci e questi contributi? I due fondatori, gli americani Jimmy Wales e Lawrence Mark Sanger, hanno preso come modello un tipo particolare di sito web, ossia il Wiki, da cui il nome. Il Wiki è stato uno dei cambiamenti principali nel passaggio da web 1.0 a web 2.0; è un sito creato direttamente online su Internet, e soprattutto viene creato in maniera collaborativa, su più mani. La parola Wiki non significa molto, infatti deriva da una parola hawaiana che significa “rapido”: dentro c’è l’idea di qualcosa creato rapidamente e, come detto, collaborando tra più persone.

L’enciclopedia Wikipedia è caratterizzata da velocità di redazione e, soprattutto, dal fatto che chiunque può contribuirvi (basta registrarsi, seguire le procedure corrette e pubblicare). È proprio così che si spiega l’enorme sviluppo del progetto, su base volontaria; in effetti la grande promessa che Wikipedia fa al mondo è che chiunque può essere un autore, anzi un autore dell’enciclopedia più diffusa, usata e citata al mondo. E proprio in questo risiede il punto di forza di Wikipedia, che coincide con il suo stesso punto debole: l’essere scritta da chiunque.

Chi controlla la qualità dei contribuiti? Proprio qui nasce il problema: non c’è nessun revisore dei tesi; del resto i costi per una simile impresa sarebbero elevatissimi, non solo  in termini economici, ma anche di tempo e di risorse umane. Dunque nessuno è incaricato formalmente di rivedere e di correggere i contribuiti degli autori anonimi che pubblicano su Wikipedia.

Che idea c’è dietro? C’è dietro l’idea che la grande moltitudine di autori di Wikipedia prima o poi arrivi a correggere sé stessa, a emendarsi da sola: un numero molto grande di autori deve in un certo senso produrre qualità. Poiché moltissimi usano Wikipedia e diversi di questi sono autori, gli errori saranno corretti nel tempo.

In questo senso Wikipedia e le piattaforme wiki mettono in discussione l’idea del content management: di solito quando si costruisce un sito è il “proprietario” dello stesso che decide cosa metterci, come organizzarlo e quando pubblicare, ma in Wikipedia non c’è un “proprietario” che decide cosa metterci, non controlla i contenuti e non può mai darlo per finito.

Ma questa idea è corretta? Prendiamo, per esempio, le parole di uno dei pionieri del mondo digitale, Jaron Lanier; nel suo libro You are not a gadget del 2010 scriveva:

« Wikipedia è un’aberrazione fondata sulla leggenda che il sapere collettivo sia inevitabilmente superiore alla conoscenza del singolo esperto e che la quantità di informazioni, superata una certa soglia, sia destinata a trasformarsi automaticamente in qualità. »

Ecco dunque il segreto di Wikipedia, un segreto che lo stesso Lanier non esita a definire un’aberrazione: il fatto che molte migliaia di persone vogliano partecipare alla creazione di una conoscenza condivisa è un fatto positivo, però l’idea che chiunque, anche chi magari prima non si interessava alla cultura in maniera così pro attiva, possa esprimere un’opinione su una qualunque materia è qualcosa di aberrante, per citare Lanier.

La qualità è frutto di un lungo lavoro che non può essere sostituito dalla mera quantità; questo non vuol dire che tutti i collaboratori di Wikipedia siano tutti dei non-esperti, però l’anonimato finisce con il distruggere anche questo livello della questione: la conoscenza è sempre personale ed è sempre legata al volto di una persona, e proprio l’anonimato finisce con il demolire questo aspetto.

Inoltre le voci finiscono per essere estese da più mani, ma sono mani che non si conoscono e che non collaborano realmente tra di loro, ma solo attraverso uno strumento tecnico che demolisce uno dei fondamenti della comunicazione culturale, ovvero una proposta chiara, pensata e strutturata.

Senza contare l’assenza di revisori: essere il revisore di sé stessi non basta, e non è un correttivo sufficiente neppure la correzione anonima di cui abbiamo detto.

Il filosofo tedesco Walter Benjamin in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica già nel 1936 scriveva:

« …la distinzione tra autore e pubblico è in procinto di perdere il suo carattere sostanziale».

Benjamin sosteneva questo: con la vastissima diffusione della stampa prima e di Internet dopo, tutti si sentono in grado e in dovere di dire la loro; e queste “chiacchiere” vanno bene, ma trasposte sul piano della cultura non diventano giudizi, ma restano tali, rischiando anzi di far apparire “chiacchiera” anche la cultura.

In conclusione, è meglio Wikipedia o la Treccani? È meglio l’intelligenza collettiva di Wikipedia o la cara vecchia enciclopedia di 90 anni? Con Internet sono cambiate fonti e attendibilità delle notizie riportate dal Web; niente di più facile, quindi, che persino Wikipedia si riveli piena di errori; ma per capire se una voce sia affidabile bisogna usare il buon senso verificando qualche data e qualche informazione con quelle che si trovano in rete. In tal modo non si perde il senso dell’enciclopedia, semplicemente il concetto di cultura enciclopedica evolve verso uno nuovo, dato dall’intelligenza collettiva. Wikipedia è il futuro della cultura enciclopedica, ma non dimentichiamoci che Treccani, simbolo del sapere, è online con oltre 300 mila voci disponibili, in continuo aggiornamento e gratis (rispetto al 2013 il traffico sul portale è aumentato del 63%).

Andrea Zanni, presidente di Wikimedia Italia, ha detto: “Se Treccani davvero mette contenuti autorevoli in rete, rende più facile il nostro lavoro, per noi sono una fonte”.


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