di Matteo Pagano
Uno degli argomenti maggiormente trattati nella due giorni dello IAB Forum 2016 è stato il Native Advertising.
Diverse agenzie hanno fornito altrettante definizioni e best practice relative a questa tipologia di advertising che si propone come mezzo per raggiungere in maniera più interessante e meno invasiva l’utente finale.
Uno degli interventi a proposito è stato quello di Claudio Vaccaro, CEO di bizup, Web Marketing Agency specializzata in content maraketing e digital PR, e di Mirco Volpe, Product Manager di Veesible, concessionaria pubblicitaria del gruppo Tiscali, i quali hanno presentato la loro partnership sfociata in UpStory, piattaforma in cui brand e influencer della rete si incontrano per realizzare campagne pubblicitarie innovative ed efficaci, in una logica di branded content che tende ad assumere sempre di più le sembianze del Native.

Ma cosa intendono per Native adv?
Con questo termine si riferiscono ad annunci pubblicitari che assumono la forma e lo stile del contesto in cui sono inseriti, ereditandone anche le funzioni e che quindi non interrompono la navigazione dell’utente, ma si pongono come contenuti rilevanti, giungendo così ad aumentare il livello di engagement. Sottolineando l’importanza dell’engagement, lo identificano come il prodotto di attenzione per intenzione, osservando come l’obiettivo sia una fruizione attiva e volontaria del contenuto pubblicitario.
Inoltre, uno dei fattori che distinguono il branded content dal native adv è la collocazione, infatti il native è generalmente presente su siti e piattaforme esterne dai canali istituzionali del brand, rientrando così nei Paid Media.
Le statistiche riguardo questa tipologia di adv illustrano come sia di gran lunga preferita dagli utenti e come consenta performance decisamente più importanti.
Basta citare il dato Click Through medio della Display Adv, che mostra uno scarso 0,11% e confrontarlo con quello del Native che presenta un incoraggiante 8%, per iniziare quantomeno ad intuire il valore che può essere apportato dal Native in una pianificazione pubblicitaria.
È in questo contesto che si inserisce alla perfezione UpStory, presentandosi come un network di siti, blog e profili social che da un lato collabora con i brand, aiutandoli a promuovere i loro contenuti verso l’audience migliore, dall’altro fornisce ai publisher la possibilità di monetizzare la propria creatività attraverso contenuti e formati di Native adv.
I numeri che descrivono il network di riferimento non lasciano indifferenti: circa 3500 publisher indipendenti, con un totale di 12 milioni di fan sulle pagine Facebook, 2 milioni di follower sui profili Twitter e 50 milioni di visite mensili sui blog. Questi dati mostrano la grande possibilità di penetrazione offerte dalla piattaforma attraverso un’influenza multicanale che prevede la distribuzione dei contenuti sui principali social.
Sono presenti trediverse modalità di collaborazione tra brand e publisher:
Branded Story, in cui il publisher diffonde un contenuto fornito dal brand senza modificarlo, Publisher Story in cui il contenuto è realizzato dal publisher a partire da un brief propoto dal brand e infine, Co-created story dove il publisher rielabora e personalizza un contenuto del brand.
Tra i punti di forza di UpStory c’è la componente tecnologica della piattaforma che permette di misurare, analizzare e prevedere i risultati delle campagne pubblicitarie, consentendo di individuare il miglior pubblico per ogni iniziativa.
Questo consente un modello definito dai due player come Branded Content a Performance in cui il contenuto e la distribuzione possono essere perfettamente valutati misurando l’interazione degli utenti, in termini di views, click ed eventuali repost. Questo monitoraggio è completamente real time e consente di modificare in corsa la campagna per ottimizzare i risultati.
In conclusione hanno illustrato alcune case histories per sottolineare la validità del loro progetto e i risultati effettivi che stanno ottenendo, osservando come Upstory e il Native adv in generale possano rappresentare un vantaggio per tutti, brand, editori e utenti compresi.
