di Giuseppina Bonfiglio e Matteo Pagano

In occasione del workshop organizzato da Mosaicoon all’interno della prima giornata dello IAB forum 2015, Marco Imperato, chief product officer dell’azienda, ha posto l’attenzione sul tema della sempre maggiore importanza che assume la qualità nel video advertising e di come il modello dello sharing entertainment possa favorire l’intera filiera produttiva.

Come Uber ha rivoluzionato il mondo della mobilità e Airbnb quello dell’ospitalità, Mosaicoon, applicando il principio della sharing economy all’industria dell’entertainment, propone un modello di disintermediazione dei processi di produzione, distribuzione e tracciamento dei contenuti video sul web. La tech company siciliana si pone l’obiettivo di avvicinare domanda e offerta grazie ad una piattaforma online che mette in comunicazione brand e un network costituito da diversi professionisti del settore video quali video maker, web producer, editor, direttori della fotografia, piccole case di produzione, agenzie di casting, musicisti e attori.

Al fine di favorire la perfetta aderenza  tra esigenze del brand su uno specifico progetto e caratteristiche dei singoli professionisti aderenti al network, quest’ultimi vengono profilati secondo diverse categorie, che vanno dalle passioni, alle esperienze, alle competenze e vengono classificati secondo un sistema di rating fatto dagli stessi brand.

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L’infrastruttura tecnologica messa a disposizione da Mosaicoon offre una riduzione della complessità dell’intera filiera per la produzione video, tramite l’eliminazione di diversi passaggi di intermediazione, molto costosi in termini economici e di tempo. Lo sharing entertainment offre alle aziende notevoli vantaggi: maggiore accessibilità e identificazione delle risorse necessarie, abbattimento dei costi, riduzione dei tempi, aumento del controllo e dell’agilità, il tutto garantendo per il fruitore la massima qualità dei contenuti prodotti.

Su quali presupposti si basa l’idea vincente?

Negli ultimi anni il consumo di video è cresciuto vertiginosamente, dati Cisco prevedono che nel 2019 l’intero traffico internet sarà costituito per 80% dalla fruizione di contenuti video. Recenti ricerche dimostrano che in America un adulto spende in media 5 ore al giorno guardando contenuti video e il tempo dedicato all’intrattenimento video sul web supera anche il tempo passato sui social network. L’unico media che cresce più dei video è il mobile. Alla luce di questi dati si prevede un incremento d’investimento del 370% in Digital Video Advertising dal 2013 al 2018.
La “Generazione Z”, cioè i nati tra il 1990 e 2010, utilizza i video online come il principale strumento di comunicazione, quindi il contenuto video può essere considerato dalle aziende il mezzo privilegiato per raggiungere questo target con i propri messaggi promozionali. Fascia di mercato da tenere in considerazione poiché si prevede che nel 2020 impatterà per il 40% dei consumi e già oggi influenza una spesa di 600miliardi di dollari. Nel produrre contenuti, bisogna però tenere presente che chi fa parte della Generazione Z non ha conosciuto il mondo senza internet ed è abituato ad una fruizione all’insegna dell’immediatezza e della gratuità, inoltre spesso caratterizzata dall’utilizzo contemporaneo di fin a cinque device differenti, con un conseguente calo della soglia di attenzione come difesa alla sovraesposizione mediatica. Diventa ancora più difficile colpire questo target se si considera la sempre più ampia diffusione degli adblock, estensioni che impediscono la visualizzazione delle pubblicità online e di cui i giovani si servono sempre maggiormente.
Marco Imperato, durante il suo intervento, invita a inquadrare il problema da un altro punto di vista: così come la pirateria musicale è stata arginata da un cambiamento nelle abitudini di consumo attraverso la diffusione delle piattaforme di streaming, anche la pubblicità online deve iniziare ad essere concepita diversamente. Partendo da un’analisi dei motivi per cui gli utenti della rete sono stanchi dell’advertising tradizionale, sarebbe opportuno spostare il focus da una lotta già persa contro le tecnologie che bloccano la pubblicità, alla vera essenza della comunicazione, cioè il contenuto.

Sarà allora compito dei brand stabilire relazioni profonde ed emotive con i consumatori, che possono essere costruite solo attraverso la produzione di contenuti che vadano oltre le forme tradizionali di adv e sconfiggano l’indifferenza diventando forme di intrattenimento per utenti always-on.

 

La piattaforma tecnologica proposta da Mosaicoon facilita l’intero processo che va dalla creazione, alla produzione, alla distribuzione, alla misurazione dei contenuti video, favorendo l’incontro e il dialogo fra brand e professionisti nella realizzazione di campagne che siano rilevanti agli occhi dell’utente finale, ma allo stesso tempo, dal punto di vista commerciale, garantiscano una riduzione, della complessità, dei costi e delle tempistiche di produzione.


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