Filosofia e digital: un connubio possibile

di Francesco Codato

Generalmente la filosofia viene vissuta come disciplina lontana dalla contemporaneità e dalla realtà quotidiana. Gli stereotipi sociali inducono a ritenere che chi si occupa di ricerca in ambito filosofico trascorra la propria giornata a fissare il muro riflettendo o a tentare di capire, sfogliando libri polverosi, se avesse avuto più ragione Hegel o Kant. Ovviamente non esiste niente di più lontano da tale situazione, poiché lo studio di Hegel e Kant non deve essere funzionale unicamente ad imparare le loro idee, ma è utile per cogliere come ciò che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi possa essere affrontato in due modi: in via puramente esecutiva, senza pensare a cosa stiamo facendo, oppure in forma critica, tramite un’interrogazione costante sui fondamenti delle nostre azioni.

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La Chiave di Sophia, rivista di Filosofia, dedica il numero all’era digitale

Proprio l’analisi critica è ciò di cui i filosofi si occupano quotidianamente, cercando di cogliere i dilemmi etici, la genealogia e le modalità di sviluppo di ciò che ci circonda e dona senso alle nostre esperienze. Non è un caso che la realtà cosiddetta “Digital” – intesa come una delle sfere di senso tramite le quali si esprime il nostro essere oggi nel mondo – rappresenti una delle fonti principali di riflessione critica all’interno degli ambiti di ricerca della filosofia odierna.

Proprio per questa ragione l’associazione culturale trevigiana La Chiave di Sophia – composta da professori, ricercatori e studenti di filosofia – ha lanciato una rivista gratuita, sia on-line che cartacea, con lo scopo di mostrare l’utilità e la praticità della riflessione filosofica. Il primo numero dal titolo Uomo e tecnica nell’era digital riprende tutte le maggiori questioni della storia della filosofia e le immerge nella nostra quotidianità caratterizzata da un forte uso del digitale, affrontando così sotto diversi profili la poliedricità di un mezzo che trasforma l’esistenza di tutti noi.

Anch’io ho avuto l’opportunità di fornire un piccolo contributo alla realizzazione di questo numero, scrivendo un articolo che coniuga le mie due più grandi passioni: la bioetica, materia in cui ho conseguito un dottorato, e il mondo digital. Qui vi propongo alcune righe tratte dall’articolo, contenuto nella rivista, dal titolo: Sei malato? Chiedilo allo smartphone:

“[…] si può asserire che il nostro modo di relazionarci alla salute, come del resto a tutto quello che ha a che fare con la quotidianità, sia totalmente mutato rispetto all’era pre-smartphone e, a riprova di ciò, basti citare gli enormi capitali che colossi informatici quali Apple, Facebook, Google e Microsoft stanno investendo per la realizzazione di app e funzioni digitali legate al mondo della prevenzione e della sanità. Secondo l’IMS Health, la società che si occupa di diffondere i dati sulle vendite di farmaci negli USA, sono disponibili almeno 165.000 applicazioni online dedicate alla salute e il mercato delle stesse è destinato ad aumentare e a moltiplicarsi.

La comprensione e la valutazione di tale aspetto è di certo uno degli argomenti che stanno segnando il dibattito bioetico quotidiano, a questo proposito la riflessione che vorrei proporre all’interno di questo breve articolo è relativa all’analisi dell’opinione comune che ritiene le app legate alla salute degli strumenti capaci di portare con sé uno schema mentale totalmente nuovo di relazionarci all’ambito della salute….” Per leggere integralmente l’articolo vai su La Chiave di Sophia.


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