di Chiara Cazzaniga, Chiara Ronchi e Anna Do Amaral.
Continuano le pubblicazione degli articoli dei nostri studenti sugli interventi allo IAB Seminar Video Advertising: tra Storytelling, Creatività e Innovazione. Buona lettura!
Pietro D’Ettorre, Strategic Marketing Manager SHAA, ha introdotto l’argomento spiegando al pubblico come l’ads nativo sia un linguaggio innovativo che vuole raggiungere e “agganciare” l’attenzione dell’utente coinvolgendolo in maniera nuova: si ottiene un engagement maggiore in quanto si elimina l’elemento disturbante della pubblicità tradizionale, evitando il contrasto tra il native ads e l’aspetto e il contenuto della pagina visitata dall’utente. Lo studio del contesto all’interno del quale inserire l’ad è fondamentale per la riuscita di una pubblicità sì intrusiva, in quanto comunque esterna al contenuto specifico della pagina, ma non fastidiosa e quindi non respinta o evitata dall’utente.
D’Ettore definisce i native ads come il “mettere nel comune il prodotto” mostrando l’importante contributo che hanno avuto i social networks nella crescita di questo tipo di advertising. Ha riportato l’esempio della influencer Melissa Satta, la quale pubblica immagini con la sua figura associata a prodotti molto diversi tra loro e di diverso livello o “percepito”, cioè l’immagine che il pubblico si è fatto di quel brand o prodotto è differente. Inoltre gli influencer sanno creare un contenuto adatto al canale ma non sempre hanno una conoscenza profonda del brand. In questo caso è evidente la necessità di un intermediario tra il brand e l’influencer, cioè l’agenzia creativa, il cui compito è quello di aiutare l’influencer a conoscere i valori e i messaggi che il brand vuole comunicare.
Ha inoltre proposto l’esempio di un post pubblicato da Cecchi Paone su LinkedIn, facendo notare che l’autorevolezza riguardo all’argomento del testo, al contenuto di cui si parla, è fattore essenziale per dare credibilità e quindi ottenere l’efficacia cercata. Questo indica dunque l’importanza di uno studio specifico e approfondito dell’audience, ad esempio tramite l’utilizzo di interattività.

È intervenuto a questo punto Massimiliano Aliverti, co-founder di Blasting News, il quale ci ha fornito lo scenario del mondo del giornalismo negli ultimi 100 anni mostrando come oggi sia diventato sempre più un giornalismo di tipo “sociale”. Per esempio Blasting News, uno dei primi social magazine, utilizza contenuti creati direttamente dagli utenti (il così detto user generated content) che prima di essere pubblicati vengono curati tramite uno screening da parte di professionisti. La Home Page di Blusting News viene composta, con un algoritmo, dagli articoli che seguono maggiormente i trend. Questa forma di giornalismo è evidente che funziona in quanto Blasting News in solo 18 mesi è diventato il secondo digital magazine in Brasile.
Secondo Aliverti una pubblicità native è efficace se tiene conto del contenuto del testo, del livello di engagement con l’utente, della naturalezza della creatività e di una distribuzione crossmediale. Pietro D’Ettore ha poi aggiunto il concetto di viralità che si può ottenere con un native ad tramite il contenuto stesso e la visual experience che renda quindi l’utente partecipante attivo. È sempre necessaria una misurabilità dell’effettivo livello di engagement che si ottiene. Il co-founder di Blasting news conclude spiegando, tramite un video, l’importanza di essere all’avanguardia con le tecnologie in modo tale che il contenuto della pubblicità possa essere ancora più mirato e immersivo per gli utenti.
