di Fabrizia Todaro e Xenia Rinaldi
Durante lo IAB Forum 2017, il presidente di Artefact, Guillaume de Roquemaurel, ha spiegato come l’intelligenza artificiale può essere sfruttata dai brand. Il sodalizio tra Artefact, agenzia di data consulting, e Netbooster, agenzia digitale indipendente, è nato solo pochi mesi fa ed è stato pensato per sfruttare al massimo le opportunità dei big data grazie all’interpretazione dall’AI. È proprio grazie all’intelligenza artificiale che la miriade di dati di cui disponiamo verrà codificata, lasciando a noi lavoratori il tempo dello sviluppo strategico e creativo.
Guillaume de Roquemaurel sottolinea che l’AI non è una tecnologia lontana, ma è già disponibile per i brand che possono avvalersi di strumenti per velocizzare i loro compiti. Inoltre, con l’emergere di brand digitali, gli standard dei consumatori sono cambiati e a dimostrazione è utile osservare i nuovi lovemark nell’era dell’AI: Facebook, Amazon, Ebay, Apple e Snapchat.

È da questa informazione che Artefact e Netbooster partono per aiutare i brand: le due agenzie aiutano gli inserzionisti tradizionali a fare quello che questi grandi brand lovemark fanno, ossia curare il digital, osservare i big data e utilizzare l’AI.
In un mercato di questo tipo, è necessario essere efficienti e questo significa studiare le performance, capire dove si vuole arrivare e ottimizzare le campagne. Dall’esperienza di Guillaume de Roquemaurel, capiamo che per fare tutto ciò bisogna attuare dei cambiamenti strutturali all’interno di ogni azienda.
Entrando nel vivo del tema dell’AI constatiamo che questo campo ha moltissime applicazioni e tocca le nostre vite quotidiane, ma può essere complesso spiegare la sua applicazione nel marketing.
Un dato ci colpisce: 552, numero di ore perse ogni anno per eseguire mansioni ripetitive. Circa 17 giorni all’anno vengono impiegati per compiere delle azioni che l’AI può svolgere tranquillamente al posto nostro, lasciando ai lavoratori il tempo disponibile per compiere altre mansioni come i compiti che non vogliamo o non abbiamo il tempo di ripetere e tutti quei lavori definiti “guess work”, ossia le attività prevedibili.
Pertanto, la bellezza del digitale e dei big data è proprio questa: aiutare lo sviluppo di ciò che i brand vogliono fare o sono ispirati a fare.
Un dubbio che sorge spontaneo è la paura di una sostituzione del marketer con una macchina artificiale. Guillaume de Roquemaurel ci tranquillizza: il marketer non sarà rimpiazzato, ma con l’aiuto dell’AI riuscirà a concentrarsi su aspetti che l’intelligenza artificiale non può svolgere. Grazie all’AI, infatti, i dipartimenti di marketing riusciranno a concentrarsi sui lavori ad alto valore aggiunto quali la strategia e la creatività.
Continuando l’intervento, Guillaume de Roquemaurel analizza ogni step del marketing consumer oriented, in modo da evidenziare quali sono i compiti ripetitivi che un marketer svolge e che invece potrebbero essere svolti dall’AI, ottimizzando quindi il processo.
Prima di tutto, la strategia può essere ottimizzata con l’AI in termini di identificazione delle opportunità e definizione della roadmap. Successivamente, gli insight possono essere semplificati, ad esempio lasciando che l’AI identifichi gli insight dei consumatori e costruisca delle personas. Inoltre, l’intelligenza artificiale ci può aiutare nel terzo step del processo di marketing, cioè la creatività, occupandosi del concept o dell’indicizzazione dei contenuti. Anche nello step della produzione, l’AI può snellire il processo, ad esempio nella scelta del media mix. Infine, l’intelligenza artificiale aiuta anche l’ultimo step della catena del marketing, ossia la misurazione di ROI e attribuzioni.
Questo snellimento del processo porta anche ad una segmentazione più precisa del target e quindi a campagne più mirate e dedicate.
