di Carola Barnaba e Letizia Conte

La stampa è ancora uno strumento su cui investire per una campagna di  comunicazione? Come ha vissuto la trasformazione digitale? Fabio Vaccarono, Direttore Generale di Google Italia dal 2012, ha provato a spiegarci le criticità che sta affrontando questo mezzo d’informazione, nell’ottica di evidenziare possibili evoluzioni future.

 

 

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Fabio Vaccarono, Direttore Generale di Google Italia.

Prima di addentrarci nell’analisi del cambiamento apportato dalla rete è necessario sottolineare come ad essere in crisi non siano l’informazione o il modello del lavoro giornalistico, ma la fruizione dello strumento cartaceo. Una crisi la cui origine è da attribuire al cambiamento delle abitudini di consumo, conseguenti allo sviluppo delle nuove tecnologie. In particolare, è il mobile ad aver ribaltato negli ultimi anni le regole della normale fruizione esprimendo il bisogno di una comunicazione real time e slegata dai tradizionali palinsesti.

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L’industria dell’editoria si sviluppa intorno a tre tipologie di prodotti, aventi caratteristiche precise e tipiche del singolo strumento: quotidiani (nazionali e locali), periodici (settimanali e mensili), free press. Negli anni si sono susseguiti eventi e rivoluzioni tecnologiche che hanno trasformato il settore. Alcune tra queste sono state il passaggio della stampa quotidiana dal bianco e nero al full color e la creazione di sezioni verticali al suo interno, rendendo più efficaci le inserzioni pubblicitarie e riuscendo ad attirare grandi investimenti, che sono sottratti ai periodici settimanali. D’altra parte, diventa sempre più difficile sostenere l’industria della free press, a causa della conformazione territoriale dell’Italia e della distribuzione frammentata sul territorio. La combinazione di tali fattori non consente grandi coperture pubblicitarie e al tempo stesso richiede una grande personalizzazione delle notizie di città in città.

L’irreversibilità della crisi della stampa coincide invece con il cambiamento nei metodi di fruizione conseguente all’arrivo del digitale, che induce la stampa ad una contrazione delle risorse economiche a disposizione, in un momento storico di crisi per l’Italia. Iniziando ad essere sempre meno le copie cartacee acquistate, si innesca un meccanismo che porta le redazioni a ridurre i propri guadagni, causato sia dalla diminuzione delle entrate garantite dalle vendite stesse, ma anche da una contrazione degli investimenti pubblicitari. Se storicamente le fonti di reddito dei mezzi stampa erano infatti le inserzioni, le vendite e i collaterali, l’esplosione della rete e l’avvento del digitale sposta in rete sia la pratica informativa dei consumatori, che gli investimenti pubblicitari. La riduzione delle vendite e della copertura pubblicitaria comportano inevitabilmente una conseguente diminuzione del costo per inserzione, anche del 75% rispetto 10-15 anni fa.

Se da un lato Internet ha sottoposto il giornalismo a forti pressioni, dall’altro stimola i professionisti del settore a tenere alta la qualità delle loro produzioni. È quindi fondamentale sottolineare come i giornalisti debbano continuare a garantire una costante diffusione dell’informazione, adattando le loro tradizionali abitudini di lavoro al nuovo tipo di fruizione. Oggi l’utente necessita di notizie in real time e godibili da supporti portatili, perché è da mobile che avviene la maggior parte della navigazione in rete.

 

L’evoluzione delle nuove tecnologie ha portato a cambiamenti nei metodi di consumo e ha forgiato un consumatore sempre più informato e critico. È fondamentale che la stampa e i professionisti dell’informazione siano in grado di cogliere il cambiamento, spostando i modelli di business dallo strumento cartaceo a quello digitale, per rispondere alle esigenze di utenti sempre più connessi e in cerca della news più recente ed aggiornata. La stampa online, specifica il Country Director di Google, potrebbe e dovrebbe restare ancora un elemento da inserire nelle strategie comunicative più attuali ed innovative, affinché l’informazione non perda la sua centralità, nonostante la crisi del supporto cartaceo.

 

 

 

 


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