di Rachele Robustellini e Anamaria Scuderi Grofu

Antonio Perfido, come CMO & Head of Digital, presenta nella seconda giornata dello IAB Forum 2018 The Digital Box, una PMI innovativa con 5 anni di vita, focalizzata sullo sviluppo di tecnologie di Intelligenza Artificiale per lo sviluppo del business, con ambiti di applicazione che spaziano dal marketing, alla comunicazione, fino al customer service, e in particolare ADA, la loro mobile engagement automation platform.

The Digital Box ha una visione chiara: il digitale va verso quella che è una convergenza di fattori che vedono il mobile, l’Intelligenza Artificiale e i social unirsi sullo strumento che tutti abbiamo nelle nostre tasche, lo smartphone.

Di questo ci mostrano diverse evidenze: a partire da Google, che da Marzo 2018 cambia il suo algoritmo, permettendo ai contenuti ottimizzati per il mobile di apparire per primi nei risultati di ricerca, fino ai report che ci informano che ben 4 miliardi di persone utilizzano i social e il 93% accede da mobile.
Ancora più che social, però, siamo un popolo che tende alla conversazione e lo dimostrano gli ultimi dati citati nel Workshop: le app di messaggistica vengono utilizzate ancora più che i social. Le conversazioni digitali sono sempre in aumento, ad oggi ci sono 2 miliardi di messaggi scambiati tra perone e brand ogni mese. Questo fa sì che siano sempre di più le aziende che utilizzano la conversazione come strumento di relazione e di engagement, attraverso i Chatbot.

I Chatbot oggi sono strumenti potentissimi: funzionano su mobile e sono in grado di fare acquisition e engagement. Anziché tramite delle landing page standardizzate, o dei form da compilare, i Chatbot immagazzinano informazioni tramite flussi di conversazione: attraverso delle domande, sono in grado di acquisire lead e profilare utenti.

Un lato fondamentale dei Chatbot è il loro essere funzionali anche per piccole e medie realtà: si tratta di strumenti low budget, adattabili a qualunque industry, che portano risultati concreti.

Tra i loro vantaggi, si può citare il loro essere in grado di apprendere grazie al Machine Learning, così da dare sempre risposte più efficaci alle domande che vengono fornite, oppure l’essere basati sul concetto dell’elaborazione del linguaggio naturale e quindi capaci, attraverso l’analisi semantica, di interpretare il significato delle frasi. Infine, hanno la possibilità, tramite suggerimenti automatici, di guidare l’utente a compiere determinate azioni, e di reingaggiarlo in futuro, con dei messaggi su messenger che hanno lo scopo di tornare a dialogare.

Riguardo ai contenuti, The Digital Box punta molto su due strumenti che si integrano nella strategia convergente che sono: storytelling (stories personalizzabili e sfogliabili da smartphone, cross browser e cross platform) e video verticali (se il 98% delle persone consulta lo smartphone in posizione verticale per il 94% del tempo di utilizzo, perché allora dovremmo girare lo smartphone per guardare un video?). Dato che l’essere umano ricorda il 20% di quello che legge, ma l’80% di quello che vede, questi contenuti sono anche visivi: sfruttano le immagini e i video, la logica è quella di unire la tecnica di storytelling al visual design.

ADA è funzionale in ogni fase del ciclo di vita dell’utente: sia che l’obiettivo sia fare lead generation, che condivisione di contenuti, coinvolgimento dell’utente, conversione o anche riconversione. In ogni momento di questo percorso, è in grado di tracciare, con il suo consenso, il comportamento dell’utente e restituire al marketer informazioni di profilazione che possono essere utilizzate per le successive comunicazioni. Tutti questi dati vengono ordinati in un sistema di lead scoring: una griglia nella quale i lead vengono posizionati a seconda del fatto che siano considerati “freddi”, “tiepidi”, o “caldi”, così da poter compiere azioni mirate a seconda di quanto gli utenti siano vicini alla conversione.

Quindi, ecco il cuore di quello che The Digital Box propone: una strategia basata sull’integrazione di soluzioni, in cui spesso è centrale il ruolo del chabot, che si incrocia con video verticali e storie sfogliabili in un percorso di narrazione continuativo.

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