Di Alessio Micalizzi e Anna Mosca

Siamo nel momento storico del tutto e subito. Immaginate di dover acquistare qualcosa online, o di volervi informare su una tematica interessante: a chi non è mai capitato di chiudere la pagina web dal caricamento lento, in favore di una ottimizzata in maniera più efficace? 

Oggi che la customer care è uno degli obiettivi principali di ogni azienda che punta all’acquisizione e al consolidamento di una clientela di qualità, la questione relativa alle AMP si colloca al centro di uno scenario in continua evoluzione. 

Le Accelerated Mobile Pages, meglio note come AMP, sono state al centro di “Evolution ADV – L’ecosistema AMP dal publisher all’advertiser”, workshop tenutosi in occasione dello IAB Forum 2019. Molti i contributi offerti dai rappresentanti dei siti che hanno iniziato ad adottare questo servizio: da Evolution ADV a Smartclip, da IdeeGreen a Mysia, fino a Performics. 

Locandina EvolutionADV per IAB Forum 2019
Evolution ADV – Locandina ufficiale dell’evento per lo IAB Forum 2019

Vantaggi di AMP

Quando parliamo di AMP, parliamo di un framework open source. Un progetto patrocinato da Google e lanciato verso la fine del 2015, che già dal 2016 conosce un’espansione tuttora inarrestabile. 

Il motivo per cui molti editori decidono di sviluppare contenuti mobile su AMP è dato principalmente dal fatto che la tecnologia è stata pensata e promossa in primis per i contenuti editoriali. Diversi, dunque, i vantaggi ascrivibili ad AMP:
– migliora la user experience, dal momento che la fruizione del contenuto mobile è quasi immediata;
– l’editore guadagna una maggiore permanenza da parte dell’utente, abbassando di conseguenza il buonce rate;
– la performance del contenuto è molto più efficiente;
– a livello SEO, i contenuti sono rappresentati in modo migliore nella SERP;
– favorisce l’inserimento dei carousel della prima pagina e la comparsa in altri tool come Discovery o Google News, che portano un maggiore traffico al sito. 

AMP: sì o no? 

Per rispondere a questo interrogativo, è bene avvalersi delle parole dei relatori presenti in sala, sapientemente moderati dagli interventi di Michele Carbonara, Sales Director presso Evolution ADV.

A rompere il ghiaccio è Matteo di Felice, Managing Director di IdeeGreen.it, che racconta la propria esperienza con AMP installato su WordPress mediante plug in. A distanza di mesi, ciò che ha notato è il miglior posizionamento di alcune delle pagine ottimizzate. 

Ma avverte: “È importante assicurarsi che la creatività erogata sia compatibile con le pagine ottimizzate!”

In linea con le aspettative ottimiste è anche l’intervento di Alessio Angiolillo – Managing Director presso Performics di Publicis – che con la tecnologia AMP ha ormai confidenza da tempo.
“Lavorando per diversi clienti, piccoli medi o grandi con diversi obiettivi per visibilità conversione o altro ancora, si spinge sui contenuti, sulla user experience e sulle tecnologie di ottimizzazione. 

Esistono ancora brand noti con tempi di caricamento molto lunghi, perché tanti siti non sono ottimizzati, pertanto l’esperienza diventa difficile per l’utente”, afferma. 

Lo stesso Angiolillo, nel corso del workshop, tornerà sull’importanza di far diventare AMP uno standard di mercato. Spiega infatti come, se non vi è una forte cultura ad tech nel lato acquisto e pianificazione sia da parte del cliente che dell’interlocutore, il rapporto sarà sempre complicato. 

I relatori impegnati durante il workshop.
I relatori impegnati nella discussione – IAB Forum 2019

Chi invece non ha ancora adottato AMP è Flavia Imperatore, Ceo e Co-founder di Mysia. Nella sua esperienza, le concessionaria non erano ancora pronte ad investire nella pubblicità su tecnologia AMP. E, dal momento che il suo sito, noto portale di ricette, vive di visite e articoli evergreen, la stessa ha pensato di poter ottenere buoni risultati investendo su una versione mobile molto più snella e veloce. La rivoluzione, però, è vicina: “Con il nuovo progetto del magazine in cantiere, però, l’azienda sta pensando a sviluppare pagine AMP ed erogarne di conseguenza i contenuti”.

Importante anche l’intervento di Fabio Zoboli (Smartclip Italia): “Io rappresento una piattaforma che ha tecnologia proprietaria che deve lavorare con Google. Il framework open source quando non è più tale perché controllato da un’azienda con i propri interessi, ci fa incontrare difficoltà. Bene procedere per fasi, ma se riduciamo la possibilità di monetizzazione, il traffico a cosa ci serve?” Lo stesso Fabio continuerà affermando che il tasso di crescita è visibile. Ciò che viene richiesto, tuttavia, è la velocità di impatto. Viceversa, l’utente e l’investimento pubblicitario vanno perduti. E lancia la sfida: “Se Google impedisce la misurazione ma il mercato la richiede, l’ambiente non è così open”. 

Nel finale tocca a Sara Saffioti – Head of Publisher Relations presso Evolution ADV – tirare le fila conclusive degli interventi, con un focus sui vantaggi di AMP. 

È proprio lei a chiarire che anche gli utenti si stanno abituando a un fruizione del contenuto più immediata: sono proprio loro a decretare il successo o il fallimento di una campagna. 

Però precisa: “Immaginate l’utente che, dopo aver visto una creatività caricata molto velocemente, atterra su una landing lenta”. 

Quali, dunque, gli ultimi spunti? La tecnologia diviene cruciale per chi produce gli asset creativi tanto quanto lo è per chi fruisce i contenuti della landing page. La tecnologia AMP, se usata correttamente, permette di ridurre sensibilmente i costi di acquisizione sui tassi di conversione, dal momento che l’esperienza è fluida.

Alla luce di tutto ciò è facile immaginare quanto centrale sarà la tecnologia AMP nel panorama digitale italiano dei prossimi anni. In estrema sintesi: AMP sì. 


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