Di Martina Cantù e Carlotta Lipari

“Ho imparato a scrivere facendo il giornalista, scrivendo articoli, e da lì non ho mai più smesso. Scrivere diventa una passione…è la cosa più bella del mondo. Mi raccomando, scrivete! Scrivete su qualsiasi giornale, ovunque voi vogliate, ma scrivete!”. 

Si presenta così Bruno Lamborghini, con una chiacchiera informale con noi alunni, dandoci alcuni suggerimenti utili sulla scrittura e sulla capacità di sintesi, tutti elementi acquisiti durante l’esperienza come giornalista e redattore presso Franco Angeli. 

Di origini emiliane, nasce e cresce in una gloriosa famiglia che ha fatto la storia industriale del nostro Paese producendo auto veloci e trattori potenti. Bruno Lamborghini è stato uno dei protagonisti dell’innovazione digitale ed informativa nel nostro Paese, oltre che economista industriale, presidente dell’AICA (Associazioneitaliana di informatica e calcolo automatico), presidente di Prometeia, ex membro del consiglio di Omnicom, insegnante all’Università Cattolica e vicepresidente della Olivetti.

Il focus dell’incontro è stata la trasformazione digitale e le innovazioni ad essa collegate con il fine di capire quali sono gli usi in campo aziendale e professionale del digitale oggi e di quello che verrà. Lui sottolinea come l’aggiornamento continuo sia fondamentale nel settore digitale e, a tale riguardo, dichiara:

“Siamo in un terreno mobile, ci sono ogni giorno delle novità. Anche chi è professionista in questo ambito e conosce già queste cose, deve continuamente aggiornarsi perché basta un giorno per perdere il controllo della situazione; è un learning continuo quello che bisogna fare. Chi si occupa di marketing deve avere questa capacità di visione, altrimenti rischia di fare dei messaggi e delle politiche di marketing che sono già vecchie nel momento in cui le avvia”.

Scenari digitali: i nostri futuri possibili

Il futuro oggi è imprevedibile, soprattutto a causa della pandemia in corso; nonostante ciò possiamo cercare di definire alcuni futuri possibili, ma non certi, in quanto prevedere il futuro è molto difficile. Bruno Lamborghini evidenzia che abbiamo davanti a noi una situazione di crescente complessità tecnologica, sociale e ambientale e per questa ragione è fondamentale la fase di analisi dei trend.

La pandemia è uno shock sistemico globale che ha cambiato – e tuttora sta cambiando – molti aspetti: lavoro, vita quotidiana, studio, attività. In questo contesto di crisi le aziende hanno dovuto imparare a reinventarsi e lo smartworking è diventano una necessità per molte realtà. Bruno Lamborghini sottolinea che quello che noi erroneamente identifichiamo con il termine “smartworking”, dovremmo, invece, definirlo “telelavoro”; infatti, lo smartworking riguarda un lavoro autonomo che non è misurato in termini di spazio tempo e la persona è focalizzata su obiettivi da raggiungere piuttosto che su tempi da rispettare.

Il Covid19, quindi, sta modificando il modo di lavorare di aziende e persone: si prevede che questi cambiamenti continueranno anche una volta debellato il virus. Le imprese dovranno essere capaci di sviluppare forme ibride di lavoro (alternanza tra ufficio e propria abitazione); sarà importante creare anche un equilibrio tra forme di relazione online e in presenza, in quanto le persone hanno il forte bisogno di instaurare rapporti profondi tra di loro.

La Quarta Rivoluzione Industriale: la digital transformation

Oggi nasce il bisogno di accostare il nostro comportamento analogico ad un modo di comunicare digitale.

Grazie alla diffusione del digitale sono nati nuovi modelli di business: questo fenomeno sta trasformando la natura delle organizzazioni, le quali sono sempre state verticali (comando dall’alto al basso), invece, ora la conoscenza è diffusa in tutta l’organizzazione; proprio per questa ragione cambia il modo di comunicare delle aziende.

Oltre al modo di comunicare deve cambiare anche il modo di reagire ai cambiamenti: una atteggiamento proattivo è fondamentale per affrontare questa trasformazione digitale, la quale ha un impatto interdisciplinare. Possiamo riscontrare questo cambiamento, ad esempio, nel mondo discografico: solo qualche anno fa compravamo dischi nei negozi, ora, invece, possiamo trovare tutto in rete, spesso gratuitamente.

Tutto questo sta modificando quello che facciamo nella nostra attività. Si sta infatti creando un nuovo rapporto uomo-macchina simbiotico: noi dobbiamo comprendere la macchina, non diventare macchina, dobbiamo capire come essa funziona e quest’ultima deve recepire come operiamo noi; le macchine devono parlare tra di loro e con noi.

A tal proposito, Bruno Lamborghini riporta il pensiero dell’amministratore delegato di Dallara, società produttrice di macchine da corsa, dicendo che:

“Noi umani ci entusiasmiamo troppo della tecnologia, la quale ci porta via il nostro carattere umano. La tecnologia è importante ma non basta: è uno strumento che permette delle nuove attività, ma quello che conta è sempre nelle mani della persona”.

Dall’Internet Of Things all’Internet of Values

Fino a poco tempo fa, Internet era degli umani, i quali si parlavano tra di loro attraverso la Rete. Oggi, parliamo invece di IOT (Internet Of Things): gli oggetti diventano intelligenti e sono in grado di essere collegati. La casa, ad esempio, è un luogo interessante per applicare l’IOT; infatti, tutti gli apparati all’interno di questa possono essere messi in connessione.

Riassumendo, si è passati dal’Internet delle Persone all’Internet delle Cose; oggi, però, l’Internet deve essere bene più che l’Internet delle Cose, deve essere infatti l’Internet dei Valori. Un esempio è il block chain, registri digitali le cui voci sono raggruppate in blocchi e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. Dobbiamo proteggere i nostri valori che possono essere minacciati sia dall’esterno che dall’interno e il block chain è la soluzione più adatta in quanto, fino ad ora, non c’è possibilità di hackering.

L’innovazione del 5G

Un altro elemento di innovazione dovuto alla trasformazione digitale è il 5G, un insieme di tecnologie di telefonia mobile e cellulare i cui standard definiscono la quinta generazione della telefonia mobile. Il 5G nasce con l’obiettivo di non avere tempi morti di connessione. Si prevede che le reti 5G renderanno possibili nuove applicazioni nell’Internet of Things e nell’Internet of Values.

La rete e i suoi rischi

Fino ad ora sono stati elencati solo gli aspetti positivi del digitale, però è importante sottolineare anche i suoi lati negativi. Pensiamo, ad esempio, al furto dei dati personali: oggi siamo facilmente hackerabili e la nostra privacy e i nostri dati possono essere rubati con più facilità da malintenzionati, i quali sono in grado di superare barriere e programmi di sicurezza sofisticata. La cybersecurity è diventata, quindi, un tema fondamentale: gli utenti richiedono maggior sicurezza all’interno della Rete e forme di garanzia attraverso protocolli di crittografia.

Bruno Lamborghini termina il suo discorso affermando che:

“Si cerca una risposta adeguata e costruttiva nella capacità del digitale di rinnovare i processi formativi e le organizzazioni, oltre che promuovere conoscenze e nuove competenze professionali. È necessario implementare il nostro sapere per affrontare al meglio il tema del digitale”.

Intervento di Danilo Verga, professore di S.MA.R.T consulting

Bruno Lamborghini cede la parola a Danilo Verga – suo amico di vecchia data – il quale ha approfondito il tema delle nuove competenze necessarie alle imprese nel processo di trasformazione digitale: innovazione, valori, strategie di marketing e di management per la crescita aziendale nell’economia post pandemica; inoltre, illustra il caso Toyota come esempio di buona riuscita nell’adozione degli elementi sopra citati.

Toyota nasce nel 1933 producendo telai nell’ambito tessile; sviluppa poi una serie di tecnologie che la introducono nel settore automobilistico. Negli ultimi anni la società è riuscita a sviluppare un branding ibrido: guarda al consumatore globale ma anche al marketing locale; si parla quindi di glocal. La sfida che ha portato Toyota ad essere un leader nel proprio mercato è “fare un poco molto”, è sobrietà ed essenzialità. Toyota diventa un’organizzazione mondiale tra le più importanti, in quanto autrice del valore aziendale che è la centralità anzi l’ultra centralità della persona. Danilo Verga sottolinea che il valore fondamentale di Toyota è la capacità del brand di essere più vicino al cliente (proximity) e ai propri lavoratori; infatti, in questa azienda i dipendenti vengono chiamati associati e con questa parole si vuole sottolineare l’importanza della centralità della persona all’interno della impresa.

Un altro valore importante per l’azienda è quello della collaborazione: l’uomo non deve lavorare da solo, ma in interazione con gli altri lavoratori in modo da accrescere la propria esperienza e quella dell’altra persona. L’aumento della produttività, infatti, passa attraverso la collaborazione e questa deve essere coordinata e progettata; questo aspetto dà vita ad un altro valore importante: il team work.

Le altre sfide che deve affrontare l’azienda sono quella imprenditoriale, del miglioramento continuo (kaizen), del rispetto personale per la crescita e per il lavoro di gruppo; in poche parole, non ci si limita più a guardare solo alla fabbrica, ma si cerca di andare oltre i confini dell’impresa stessa (supply change).

In tempi di crisi, le aziende non dovrebbero farsi abbattere dalle difficoltà, bensì usarle come occasioni per far nascere qualcosa di nuovo, innovativo e interessante. Toyota ne è un esempio: partendo da una situazione di grande crisi, è riuscita a ricostruire una solida cultura aziendale. Oggi l’attività fondamentale è l’attività culturale di prospettiva. La vera tecnologia è l’evoluzione della cultura. La cultura adeguata è una coscienza etica fondamentale per il grande cambiamento. 

Danilo Verga termina il suo discorso con questa frase:

“Si scrive marketing e si legge cultura.
Cultura di integrazione, inclusione ed etica”.

Martina Cantù e Carlotta Lipari


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