Il decollo non è il momento peggiore – Maurizio Cheli

Scritto da: Simone Greco e Elia Caselli

In questo avvincente workshop, l’astronauta Maurizio Cheli ci introduce al suo percorso aerospaziale partendo dalla passione e determinazione che lo hanno contraddistinto dalla prima volta in cui vide un aereo in volo sino ad arrivare all’esperienza con lo space shuttle nel viaggio intorno alla terra. 

Definisce il volo spaziale come un qualcosa di magnifico sia dal punto di vista personale che emozionale ed elenca le 3 parole chiave per descrivere cosa sia realmente necessario per lavorare in un team che si appresta ad andare nello spazio: competenza, interdipendenza e fiducia. 

Interessantissimo il parallelo proposto da Maurizio tra la realtà della cabina dello space shuttle e l’organizzazione aziendale; con l’amministratore delegato, il direttore generale, il diretto finanziario e delle risorse umane che devono lavorare in maniera coordinata ed armoniosa per raggiungere l’obiettivo comune che, singolarmente, sarebbe risultato impossibile conquistare. Gioca inoltre un ruolo fondamentale il concetto di adattabilità poiché, per adattarsi ad una nuova realtà bisogna imparare e riapplicare nei giorni successivi quanto imparato, per arrivare ad esulare dagli schemi standard cui si è abituati. Rifacendosi qui alle parole di Proust secondo cui “il vero viaggio non consiste nel cercare mondi nuovi ma nell’avere occhi nuovi”. 

Per Maurizio il cambiamento di prospettiva dovrebbe essere trasportato anche nei rapporti umani e professionali, scindendo due categorie ben precise: chi punta a raggiungere degli obiettivi lavorando con delle persone e chi invece ha il desiderio di lavorare con le persone per raggiungere degli obiettivi, distinguendo rispettivamente chi il lavoro lo fa con pressione e chi con passione. 

Conclusioni

Dopo aver volato in orbita, applicando il metodo imparato Maurizio ha deciso che avrebbe voluto vedere da vicino ciò che aveva osservato e fotografato dall’alto anni prima, intraprendendo così un lungo e insidioso cammino di quasi due mesi che l’ha portato in cima all’Everest; rimarcando anche in questa esperienza il concetto fondamentale di adattamento e dell’ apprendere giorno per giorno cosa funzioni e cosa no per poi riapplicarlo nei giorni successivi. 

Per concludere, ci ha voluto così lasciare con le common lessons che rappresentano il fil rouge di tutte queste esperienze vissute e che possono essere così riassunte: 

  • pensare sempre al “what if” per cercare di avere uno sguardo razionale
  • sviluppare un mindset volto alla collaborazione e comunicazione
  • avere coscienza di quali risorse inaspettate si è in grado di muovere nei momenti di difficoltà
  • essere insoddisfatti.

Simone Greco e Elia Caselli


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