Di Elisa Cutaia

Giovedì 19 Novembre 2020 abbiamo avuto la grande opportunità di partecipare al Seminario “Per una comunicazione gentile” organizzato dall’Università LUISS in collaborazione con il Centre for Conflict and Partecipation Studies e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Durante il seminario, Fausto Colombo, Direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha trattato diversi argomenti contenuti nel suo libro “Ecologia dei Media. Manifesto per una comunicazione gentile”.

Al giorno d’oggi, ha spiegato Fausto Colombo, è evidente la necessità di un cambiamento nelle prospettive di comunicazione e, proprio per questo motivo, bisogna provare a fare della comunicazione uno strumento di connessione, di dialogo e non considerarlo semplicemente uno strumento di “inquinamento” che determina la perdita della dimensione umana.

Nel 2020 ci troviamo davanti ad un punto dinamicamente interessante; è un punto di non ritorno perché le piattaforme sono diventate onnipresenti e sono arrivate al massimo sviluppo possibile, cominciando a provocare reazioni coordinate: si passa ad una logica per cui i monopsoni diventano monopoli e quindi devono essere in qualche modo normati.

Non c’è dubbio che la comunicazione abbia portato molte conseguenze positive sul presente. Un esempio lampante di quanto appena affermato è stato il tempo di pandemia durante il quale il digitale ha dato la possibilità di vicinanza, è stato indispensabile per la didattica a distanza e per lo smart working, ci ha messo a disposizione ogni tipo di servizio o di acquisto con un semplice click.

Accanto a questi aspetti positivi è, purtroppo, anche presente l’inciviltà della rete quando questa sfocia in episodi di bullismo o di attacchi eccessivi e ingiustificati nei confronti di alcuni utenti presenti sui diversi social network. Questo fenomeno ha una risonanza enorme ed è piuttosto difficile da fermare, proprio per questo può avere un impatto devastante su chi lo subisce.

I media potrebbero, se usati bene, essere strumenti formidabili per stimolare la consapevolezza delle persone. Purtroppo, il livello qualitativo dei contenuti da essi proposti non è sempre adeguato e così pure l’obiettività. La gran parte dei media ha puntato finora più agli indici di ascolto che a quelli di gradimento, privilegiando il tornaconto economico rispetto all’ utilità sociale.

Ma perché bisogna cambiare? Perché bisogna fare una buona comunicazione?

La maggior parte delle regole che sono evocate per la comunicazione hanno come principale logica il mantenimento della comunicazione: danno le informazioni necessarie affinché la comunicazione non si interrompa.

La comunicazione va difesa perché è universale umano che ci parla del nostro essere comunità di destino, la comunicazione è una risorsa umana e non si può asservirla completamente alle leggi del profitto.

Dopo l’intervento del Professor Fausto Colombo sono intervenute due importanti figure: Fabrizio Petri, Ministro e Presidente della commissione interministeriale per i diritti umani, ed Emiliana De Blasio, Coordinatrice del Centre for Conflict and Partecipation Studies.

“Con l’approccio del Professor Colombo emerge l’aspetto fondamentale della comunicazione come diritto umano” è così che Fabrizio Petri ha sottolineato l’importanza della libertà di espressione sancita anche dalla dichiarazione dei diritti umani e dal patto dei diritti civili e politici.

Fabrizio Petri sostiene che l’idea di comunicazione sostenuta dal professor Colombo sia nient’altro che il valore vero di ciò che dovrebbe essere una buona comunicazione in quanto quest’approccio fa emergere e garantisce l’universalità e l’interdipendenza dei diritti umani.

Emiliana De Blasio sostiene che il Professor Colombo utilizza un approccio di comunicazione gentile nel suo libro, guida i lettori a non essere conflittuali ma a continuare ad amare il mondo dei media. L’interlocuzione e la comunicazione gentile costringono gli utenti ad approcciarsi alle piattaforme in modo positivo e responsabile. I media sono cambiati, entrano nelle nostre vite e nella nostra quotidianità e spesso fanno i loro interessi, ma non sono per questo da condannare. Anche sulle piattaforme, la comunicazione gentile deve mantenere una dimensione umana che non può dipendere solo dalla responsabilità individuale ma, molto più importante, da quella istituzionale e sociale.

Per concludere, si può affermare con certezza che la comunicazione è la nostra prima personale esperienza, questo le apporta un valore prezioso e la sua qualità è ovviamente cruciale oggi come lo era ieri.


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