Articolo di Marco Kuhner e Giovanni Spadola.

Nella sezione dedicata agli approfondimenti offerti da Hublab e intitolata “IAB Generations”, l’edizione 2020 di IAB Forum ha dato voce ad una serie di tematiche particolarmente utili per giungere ad una comprensione sempre più verticale ed eterogenea dei processi in atto nella società attuale. In questo appuntamento, Alessandro Isidoro Re, Giornalista, Project Manager e Consulente per Hublab, intervista Raffaele Alberto Ventura, Filosofo e autore del libro “Radical Choc. Ascesa e caduta dei competenti”, edito da Einaudi. 

“Con la nave costruisci anche il naufragio” 

Nel suo libro, Ventura fa riferimento alla forte critica rivolta alla classe intellettuale americana che Noam Chomsky elabora nel suo libro “I nuovi mandarini”.  Cosa è cambiato negli ultimi decenni? Siamo forse arrivati ad un punto di non ritorno? 

“Abbiamo a che fare con temi vecchi e ricorrenti, che oggi vivono una nuova fase di attualità. Vengono messi a processo i competenti, la scienza, la politica, l’economia e le élites, perché stiamo vivendo un periodo storico che su molti piani mostra se non un fallimento delle élites competenti, perlomeno una crisi e un’incapacità di tener fede a delle promesse, forse troppo ambiziose, di garantire sviluppo, sicurezza, salute”. 

L’autore, riprendendo la critica chomskiana ai progressisti americani degli anni ’70, spiega nel concreto l’idea che la classe competente e la competenza stessa non siano neutrali, ma effettivamente politicamente ancorate a certi interessi di classe. 

“Nel mio libro mi concentro su un ulteriore aspetto: l’idea che la società intrattiene con la sua classe competente un rapporto di scambio che normalmente è proficuo, nel quale il competente porta alla società un servizio molto importante di riduzione dell’incertezza del mondo. Dall’altro lato la società paga tale servizio in denaro, con tasse, costo dei servizi e via dicendo.”

Si crea dunque un circolo, sostiene Ventura, in cui tutti noi siamo in parte competenti e in parte dipendenti dalle competenze di qualcun altro. 

“La società è costruita su uno scambio in cui a maggior utilità della competenza corrisponde un reddito più importante. Tale scambio è vantaggioso finché non comincia ad essere percepito come meno vantaggioso, perché il servizio di riduzione dell’incertezza costa sempre di più alla società e fornisce risultati sempre meno convincenti, seguendo dunque un vero e proprio rendimento decrescente. Quando la società percepisce un rendimento decrescente della competenza, si apre una crisi di legittimazione di tale competenza. Questa è la storia di come nascono e muoiono le civiltà e le élites che le accompagnano”. 

Il concetto di società iatrogena

“Quando si parla di iatrogenesi si fa riferimento ai danni collaterali prodotti dalla cura. Spesso si parla di iatrogenesi soprattutto nella medicina. Io cerco di parlare del fenomeno della iatrogenesi sociale. Ci accorgiamo che ogni intervento sulla realtà ha degli effetti collaterali. Non bisogna certo concentrarsi troppo sugli effetti iatrogeni, perché certamente al giorno d’oggi le competenze sono più utili che dannose, quindi il danno resta un fenomeno marginale. Però, il fatto che questi fenomeni esistano, va certamente preso in considerazione. Ad esempio, guardando al concetto di sicurezza, possiamo sempre aumentare il livello di sicurezza sul territorio, aumentando il numero di poliziotti o di militari per le strade, però creeremmo un rischio di nuovo genere, ovvero di affidarci ad una gestione militarizzata del potere, che ovviamente avrebbe i suoi effetti collaterali”. 

“Quando ci si trova a dover giudicare il bilancio tra effetti positivi e negativi, l’effetto iatrogeno ha il difetto di essere molto visibile: un danno medico, ad esempio, viene notato maggiormente rispetto a tanti successi medici”.

Secondo Ventura c’è quindi un problema a livello di percezione che ha un effetto di legittimazione della classe competente, ma anche un’altra questione legata all’aumento degli effetti iatrogeni.

“La questione ecologica ad esempio ci mostra con urgenza quanto l’accumulazione di ricchezza e benessere abbia prodotto già numerosi danni iatrogeni, che sono piuttosto difficili da gestire”.

Oltre al problema della percezione c’è infatti anche un secondo aspetto legato alla gestione degli scarti.

“Il sistema tecnologico e capitalistico in cui viviamo, pur nei suoi straordinari risultati, produce degli scarti e l’uomo fa sempre più fatica a gestire questi scarti perché c’è bisogno di ulteriore tecnologia e competenza. Di fronte a questa dinamica per la quale a nuove soluzioni ci sono dei nuovi problemi, il problema dei rendimenti decrescenti diventa centrale e quasi catastrofico a lungo termine. Se il sistema si trova infatti in questa dinamica di rendimenti decrescenti, significa che ci sarà un momento in cui non si riuscirà più a risolvere i problemi che il sistema stesso ha creato”.

Questo paradosso è chiaramente visibile per Ventura anche nella crisi sanitaria odierna che può essere interpretata come un prodotto dell’aumento dei contatti internazionali, della globalizzazione e più in generale delle dinamiche della modernizzazione.

Il valore e l’utilità della democrazia

“L’opposizione democrazia-tecnocrazia risulta oggi un po’ insidiosa nel dibattito pubblico. Sono spesso le forze populistiche che evocano una certa idea di democrazia da opporre al sapere e alla competenza. Noi oggi riconosciamo che la democrazia è come una grande istituzione giuridica che dà per scontato un popolo con un’unica volontà alla quale fare riferimento. Nella logica populista sembra quasi che si voglia proporre di allontanarsi dai diktat della competenza e avvicinarsi a ciò che vuole il popolo. Ma il popolo di fatto non esiste, esiste invece una popolazione con interessi complessi e spesso divergenti e il popolo non è altro che un escamotage per nascondere questa complessità”.

La democrazia oggi, come il sistema della competenza, risulta in forte crisi. Al giorno d’oggi bisogna infatti fare i conti con una forte frammentazione sociale e con il fatto che difficilmente si troverà una determinata volontà da opporre alla democrazia.

“La terza via in questa opposizione tra tecnocrazia, burocrazia e amministrazione da una parte, e l’ideale democratico-populista che sfocia a volte nella leadership autoritaria, si sviluppa nell’ammettere che ci sono certe sfere della vita sociale sulle quali non siamo in grado di intervenire e su cui non abbiamo conoscenze sufficienti”.

L’uomo è infatti caratterizzato da interessi che non sono né neutrali né universali e quindi deve riconoscere che il grande sogno dello stato moderno caratterizzato dall’aspirazione di regolare l’intera vita sociale sulla base di un principio, che sia quello democratico o tecnocratico, non funziona più e non può essere realizzato.

“La società di oggi è una società inevitabilmente divisa, caratterizzata da una grande diversità che è oggi da far coesistere”.

In conclusione all’incontro, Alessandro Isidoro Re cita il saggio intitolato Panarchia, nel quale è “forse possibile individuare la soluzione per riunire la società odierna iper complessa e stratificata”.

Panarchia, collana curata da Gian Piero de Bellis, viene definita da Ventura come un cantiere di riflessione molto interessante.

“Il saggio porta a pensare alla società del futuro dopo il fallimento dello stato-nazione, in quanto non compatibile con il multiculturalismo. In queste riflessioni panarchiche c’è forse una via di fuga ad un grande progetto secolare che non funziona più: è necessario pensare a qualcosa di nuovo o moriremo con lui”.


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