Adform è un’agenzia danese indipendente che segue e si occupa del ciclo di vita dei prodotti adtech. Adform crede fortemente nell’Open Internet e nella trasparenza del web, tanto che la società di consulenza di PwC ha riconosciuto la trasparenza dell’azienda.
L’azienda ha alle spalle una storia di 20 anni all’interno del mercato, partendo inizialmente con i primi adserver, continuando negli ultimi anni verso il programmatic e successivamente approfondendo il mondo dell’identity tramite il nuovo programma chiamato Flow.

Cosa offre Ad Form?
Le agenzie che si affidano ad Ad Form possono essere di varie dimensioni, ma anche clienti diretti che desiderano avere il controllo diretto della propria stack. Il lavoro di Ad Form si concentra in Europa, dove garantiscono la presenza fisica di lavoratori vicino ai propri clienti.
Il prodotto di Ad form come ho suggerito pocanzi è Flow: serve per tutta la campagna on line, un prodotto che segue le campagne sia creative, sia in termini di audience, ma anche di reporting, garantendo qualità e trasparenza al cliente, con offerte full stack oppure separate, integrando prodotti di realtà diverse. Esiste anche un’evoluzione di Flow sulla parte crossmedia, con una nuova feature che segue per esempio il digital out of home, il gaming o ancora la Connected TV, avendo bene in mente il target e cercando di garantire al cliente le opportunità del one to one marketing.
Quale sarà il futuro post cookie? Quali soluzioni ci saranno per fare digital marketing personalizzato?
Di recente Google ha affermato che i cookie di terza parte verranno eliminati nel 2023, un passo dopo rispetto ad altri competitor come Firefox e Safari che già utilizzano solo cookie di prima parte.
Il garante della privacy solo in Italia ha chiesto maggiore trasparenza rispetto ai cookie: per esempio, quando un utente decide di cliccare sull’icona della X, si darà per scontato che non voglia dare il permesso di cedere alcune informazioni e da adesso in poi l’utente non cederà nulla. Questo perché il solo cliccare X significa rifiutare, sebbene non clicchi esplicitamente su “rifiuta”. Questo ci fa capire che il problema è già oggi, non solo nel 2023 o a partire da un futuro prossimo.
“È meglio cominciare a lavoraci già da oggi”
In questa particolare situazione è possibile credere che ci saranno vincitori univoci e cioè qualcuno che prevarrà su altre ipotetiche soluzioni. Ma in realtà come ci dice Davide Corcione, Country Mananger per l’Italia di Adform, tutto ciò è molto difficile se non impossibile, perché non ci sono dei player dominanti, sebbene sembri così.
Inoltre, con la scomparsa dei cookie di terza parte, da ora in poi non sarà possibile fare one to one marketing, quanto piuttosto un cluster marketing. Ci saranno advertisor che avranno diverse soluzioni di mercato e anche i publisher potrebbero sia diventare consorzi o in alternativa giocare da soli, avendo le proprie soluzioni. Questo ci porterà a lavorare con più player.
Sebbene non si userà più il one to one marketing basato sui cookie di terze parti, non si tornerà al programmatic, ma si userà e si valuterà come funzionerà il contextual marketing.

Cosa posso scegliere dunque?
Iniziare a sperimentare da subito, per esempio adottando la soluzione che costa meno per fare una prima esperienza. Non serve aspettare la soluzione che funziona di più, semplicemente perché non ci sarà. Sperimentare con quello che già in parte si possiede, anche con soluzioni meno interessanti o meno solide, non importa l’importante è provare.
“La soluzione più trasparente possibile è quella che consigliamo”
Tutte le piattaforme gestite da Adform lavorano con i dati di prima parte sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda.
Il compito del publisher è massimizzare i guadagni, e la strada che stanno scegliendo è quella di passare a soluzioni di dati di prima parte. Vero è che Firefox e Safari stanno proteggendo gli utenti a partire da queste soluzioni e questo porta i publisher a conoscere di meno rispetto a coloro che stanno utilizzando la piattaforma. I publisher italiani, nel frattempo, si stanno muovendo facendo dei test nel mercato e stanno cercando di capire effettivamente come muoversi, con i dati di prima parte già presenti è possibile fare un po’ di reporting e permette di fare anche frequency capping.
Lo swich verso soluzioni cookieless o di prima parte sta avendo un’accelerata e anche se questo fatto sia sorprendete, in realtà è possibile avere un’ecosistema più libero, con più continuità e più serio, forse arrivando a tornare a fare marketing one to one anche al di fuori dei walled garden.
Il mantra è quello di provare nuove soluzioni che offre il mercato, senza aspettare che ci siano da subito soluzioni migliori. I numeri dei test che utilizzando dati di prima parte sono positivi e soprattutto di maggior durata rispetto a quelli di terza parte.
Riassumendo…
Cosa possono fare gli advertisor: scegliere soluzioni full stack, iniziare ad utilizzare dati di prima parte, cercando di avere una piattaforma già pronta che non considera più i cookie di terze parti.
Cosa possono fare i publisher: è vero che se l’obiettivo è monetizzare, forse inizialmente sarà più difficile farlo senza cookie. Ma, in ogni caso, lavorando cookieless o solo con dati di prima parte, questi non verranno ceduti ad altri.
L’integrazione di soluzioni nuove è complicata, ma bisogna lavorarci.

