Il Web 3.0 sta generando un grandissimo cambiamento nell’ecosistema digitale, ne ha parlato durante il suo intervento al IAB Forum 2021 Antonio Montesano (Head of Digital OMD Italia). Daremo uno sguardo al futuro di questo mondo, cercando di capire come intercettare questo trend nel presente. Analizzeremo i tre pilastri tecnologici su cui si appoggia il Web 3.0: La Blockchain, I token (Cryptocurrency) e gli NFT.
La Blockchain
Nata nel 2008 dal lavoro di “Satoshi Nakamoto” pseudonimo del singolo o gruppo di sviluppatori che hanno dato vita ai Bitcoin, La Blockchain nasce con l’obbiettivo di diventare un grande libro contabile che potesse registrate tutte le transazioni effettuate con questa cryptovaluta. La blockchain (letteralmente “Catena di Blocchi”) è un registro decentralizzato digitale, quasi impossibile da contraffare, dove si vanno ad aggiungere sempre più “blocchi” ogni volta che due parti decidono di effettuare una transazione. All’interno di tutti questi blocchi sono contenute le informazioni della transazione appena effettuata e di tutte quelle precedenti.

La disintermediazione è forse il vantaggio più importante che introduce questa tecnologia. La piattaforma, infatti, permette a due parti di effettuare uno scambio senza che intervenga un’autorità garante a certificarlo (Basti pensare al ruolo del notaio nel mondo fisico). La blockchain stessa, infatti, certifica e registra il verificarsi della transazione, condividendola poi con più nodi della rete. La decentralizzazione dell’informazione permette quindi di garantire maggiore sicurezza informatica. Una volta registrata l’informazione, non sarà più possibile modificarla a meno che non acconsenta la rete, ed ogni transazione sarà in ogni caso sempre visionabile sul registro pubblico. I campi di applicazione della blockchain sono vari, fungendo da gigantesco libro contabile, per esempio, è possibile utilizzarla per gestire la tracciabilità delle merci o alimenti.
I Token
La Blockchain, in sintesi, ci consente di garantire la sicurezza, privacy ed anche l’affidabilità che l’informazione che parte dal punto A sia la stessa che arriva al punto B. Tutti questi passaggi intermedi però sono effettuati attraverso un importante elemento di scambio, il Token.
Come afferma Montesano: “I Token sono ciò che certifica lo scambio di valore tra gli attori che partecipano alla blockchain, questo token è quello che identifichiamo come Cryptocurrency (Bitcoin, Ethereum) ed è spesso erroneamente definito come valuta”. Se riflettiamo bene infatti quando compriamo un Bitcoin o un’altra Cryptocurrency, è come se diventassimo stakeholder di quella piattaforma, come se sposassimo l’idea del progetto e ne diventassimo “azionisti”.

A differenza della moneta tradizionale come l’euro, i Token non necessitano che ci sia una banca centrale a certificare lo scambio di valore delle parti, ma grazie ai protocolli della blockchain tutto questo è disintermediato e le parti possono operare autonomamente. Ogni persona che effettua transazioni con i Token ha associato un portafoglio anonimo identificato con un codice alfa numerico, che contiene tutte le transazioni effettuate sulla Blockchain nel tempo. La privacy degli individui, quindi, è perfettamente garantita dato che potrò sapere a chi appartiene un determinato portafoglio, solo se conosco il codice associato ad una persona fisica.
NFT
Un’altra caratteristica di questi token è che sono beni fungibili. Nel mondo fisico, per esempio, l’oro ricade all’interno di questa categoria ed è possibile scambiare un grammo d’oro con un altro, perché i due elementi hanno lo stesso valore. Per una persona è indifferente avere un determinato grammo di oro, l’importante è che sia un grammo. Allo stesso modo nel mondo digitale se possiedo un Bitcoin posso scambiarlo con un altro Bitcoin. Se pensiamo invece ad un orecchino in diamante non è possibile in questo caso scambiarlo con un qualsiasi orecchino in diamante perché ciascuno di essi è unico ed inimitabile e di conseguenza ha un valore diverso. Questi beni si definiscono infatti “Non Fungibili” in quanto non possono essere sostituiti con altri della stessa specie.

Come abbiamo detto in precedenza, la blockchain ha molti campi di applicazione ed uno quelli più di successo nell’ultimo periodo è il mondo degli NFT (letteralmente “Token Non Fungibili”).
Gli NFT condividono con i Token fungibili la presenza sulla blockchain come “pacchetto contenente informazioni” ma si differenziano poiché ognuno è un elemento unico ed inimitabile. Si tratta di un codice che viene attaccato a dei file digitali (quali immagini, video o audio) e che va a definire la singolarità ed il possesso di quel file digitale. Questo è molto importante perché permette per la prima di volta, di far sbarcare la proprietà privata nel mondo digital.
Gli NFT sono molto utili quando è necessario creare qualcosa di unico e digitale, proprio per questo sono nati e diffusi nel mondo dell’arte digitale dove gli artisti avevano necessità di garantire il diritto di autore sulle proprie opere. Quando acquistiamo un NFT, grazie alla garanzia di unicità che ci fornisce la blockchain, ne diventiamo gli effettivi ed unici proprietari, ma non solo, nel caso in cui decidessimo di venderli una percentuale del transato arriverebbe all’autore. Questo processo è molto importante poiché le “Royalties digitali” generate dagli scambi registrati sulla blockchain, garantiscono all’autore di continuare a trarre profitto dalle proprie opere, anche dopo la vendita.

Il mercato degli NFT, nonostante sia piuttosto giovane, cubava nel 2020 asset per un totale di 340 Milioni di dollari e nel 2021 questa cifra è lievitata a 14 Miliardi di dollari per un totale transato di 10 Miliardi. Questo vuol dire che tutte le persone che hanno acquistato e venduto NFT nel 2021 l’hanno fatto per un totale di 10 Miliardi di dollari, ci rendiamo conto che si tratta di capitali molto importanti. Famose firme del venture capital come “Andreessen e Horowitz” hanno già iniziato ad investire in questo settore che prospetta possa cubare nel 2025 un totale di 80 miliardi in asset. Come sottolinea Antonio Montesano “capiamo che non siamo di fronte alla classica bolla”.
L’opera che ha sancito la massificazione degli NFT è stata realizzata dall’artista BeePle che ogni giorno per cinquemila giorni ha realizzato un’opera digitale. L’artista ha raggruppato tutte queste immagini in un’unica grande opera dal titolo “Everydays: The First 5000 Days“ battuta all’asta per 69.3 Milioni di dollari.

A seguito sono arrivati in questo mondo i tecnologi come Jack Dorsey che ha venduto L’NFT del suo primo Tweet per +2.9 Milioni di dollari. In Italia è stato il caso del mondo del fashion con Vanity Fair che ha realizzato la prima copertina NFT in collaborazione con Elodie, venduta all’asta per 12mila euro. il Corriere della Sera invece in collaborazione con Andrea Bonaceto ha reinterpretato la prima pagina con lo sbarco sulla luna.
Recentemente a Times Square c’è stata una mostra di NFT dal titolo “Crypto Art Fair” dove i passanti grazie all’utilizzo della realtà aumentata potevano vedere le opere esposte e successivamente acquistarle all’asta.

Cosa dobbiamo aspettarci dal Web 3.0?
Come vediamo quello degli NFT è un mondo che coinvolge diverse categorie ed ha sempre nuovi campi di applicazione, ma sono soltanto la punta dell’iceberg quando si parla di web 3.0.
Se noi andiamo a vedere l’evoluzione del Web possiamo notare elementi che si ripetono. Il primo Web è nato da molti esperimenti decentralizzati che cercavano di capire quale sarebbe stata la tecnologia vincente. In questo periodo avevano un ruolo cruciale le community che scambiandosi informazioni, portavano un contributo attivo alla ricerca. Col Web 2.0 abbiamo l’arrivo dei GAFA (Google Amazon Facebook Apple) che con le loro piattaforme danno vita alla “Creators Economy”. Basti pensare al mondo di YouTube dove oggi con un telefono è possibile realizzare video e costruire una carriera lavorativa.

Il problema sottostante a tutte queste piattaforme è che per partecipare è necessario stare alle regole del gioco imposte dall’alto, i creators si trovano per questo vincolati da questi limiti.
Il Web 3.0 è un ibrido dei due predecessori, stiamo infatti lavorando a tecnologie decentralizzate con il fine ultimo di renderle interoperabili. Siamo davanti all’inizio della “Shared Economy” dove gli utenti possono scambiare e condividere valore tra di loro. La blockchain stessa come abbiamo descritto ha insita al suo interno questa dinamica di scambio e condivisione tra le parti. Questa nuova generazione di creators utilizzerà queste piattaforme ed i loro token, diventando stake holders ed avranno voce in capitolo quando sarà il momento di prendere decisioni. Con gli NFT invece è come se fossimo spettatori della creazione di un nuovo “stato della materia” afferma Montesano. Per molto tempo si è pensato a come il mondo fisico si sarebbe digitalizzato ed invece stiamo assistendo al processo inverso. Con l’arrivo della proprietà privata nel digitale gli asset immateriali come gli NFT si stanno “fisicizzando” assumendo caratteristiche quali la scarsità, il possesso e la singolarità. L’interoperabilità è un altro pilastro del web 3.0, concetto ripreso anche da Mark Zuckenberg durante il lancio di META.

Il fondatore di Facebook ha sottolineato l’importanza di rendere utilizzabili gli asset digitali su tutte le piattaforme. E’ molto probabile che gli stessi stessi brand che ci rappresentano nel mondo fisico saranno quelli che sceglieremo nel mondo digitale. Seguendo questa linea, aziende come Nike hanno realizzato versioni NFT acquistabili delle proprie sneakers, da far indossare ai propri avatar nel metaverso. L’interoperabilità come vediamo è fondamentale, dopo tutto chi comprerebbe un pantalone in uno store della Levis se poi fosse obbligato ad indossarlo solo all’interno di quel negozio? Nessuno.

Questo mondo si sta sempre più espandendo ed al suo interno si aprono per le aziende moltissime occasioni. Andrea Ferrero amministratore delegato di Young Platform ci fornisce uno sguardo al futuro di questo mercato. “Nei prossimi 5 anni vedremo un trend di adozione molto più veloce rispetto a quello che ha avuto internet, arriveremo ad un’adozione del 100% di massa dai 7 ai prossimi 10 anni”. Considerate le prospettive di crescita di questo mercato, è importante che le aziende si interessino e investano in questo settore, integrando all’interno delle proprie strategie di comunicazione anche gli strumenti forniti dal web 3.0.
Articolo di Filippo Nesti e Alessandra Binotto

