In un ambiente ormai complesso e dinamico come quello digitale è importante sapere come muoversi nel mondo dell’Influencer Marketing. In questo, centrale è Blogmeter.
Ma cos’è Blogmeter? Andrea Fiore, Influencer Marketing Manager di Blogmeter, spiega durante lo IAB Forum 2021:
“Siamo coloro i quali ascoltano la rete e monitorano il web dal lontano 2007. Attraverso i nostri tool tecnologici supportiamo i nostri clienti trasformando i dati, provenienti dai social e dal web, in insight azionabili e funzionali per costruire poi una strategia data driven”.
Prima di scoprire le soluzioni proposte da Blogmeter, ovvero Influencer Discovery e Brand Lift, è utile analizzare cosa spinge gli italiani a stare sui social e le motivazioni che li portano a seguire un influencer. I dati raccolti da Blogmeter illustrati dalla sua Research manager Alessandra Scomparin, ci mostrano come:
- 1/4 segue attivamente gli influencer, percentuale che sale fino al 76% nella fascia di età fra i 18 e i 24 anni;
- rispetto all’anno scorso, aumentano di 8 punti percentuali le persone che affermano di farsi ispirare dagli influencer nei propri acquisti e di 2 punti percentuali le persone che si lasciano ispirare per lo stile di vita.

Ma quali sono le piattaforme preferite dagli italiani?
La fonte preferita su cui gli italiani digitali seguono gli Influencer è Instagram, se consideriamo un pubblico femminile, mentre su YouTube abbiamo una percentuale più alta di uomini. Nel 2021 rispetto al 2020, la percentuale di persone che affermano di usare TikTok è esplosa arrivando al 40% di persone che usano la piattaforma. In ogni caso, sono i giovani che seguono attivamente i loro influencer preferiti su TikTok mentre Facebook rimane per un pubblico più maturo e Instagram più trasversale su più fasce d’età.

Gli influencer non impattano solo sul funnel di acquisto ma anche sulla reputation del brand.
Da sottolineare come questa influenza avviene sia in positivo ma anche in negativo. Infatti, come mostrato dai dati raccolti da Blogmeter, è vero che il 57% degli intervistati ha affermato di aver migliorato la propria opinione su un brand che prima non piaceva ma è altrettanto vero che quasi la metà ha affermato che l’attività di un influencer è riuscita a peggiorare l’opinione che aveva di un brand.
Su questo fronte, dunque, per un’azienda è fondamentale muoversi consapevolmente in un territorio così complesso. Per orientarsi serve rispondere a due domande:
1) Come scegliere l’influencer giusto per il brand?
2) Come valutare se l’attività di influencer marketing hanno impattato sullo stato di salute del brand?
Come spiegato da Andrea Fiore, per rispondere correttamente alla prima domanda è utile Influencer Discovery, la soluzione di ricerca di Blogmeter che presuppone sia l’ausilio di strumenti tecnologici che la capacità di analisi. Tutto questo con l’obiettivo di supportare e aiutare i brand nella individuazione e poi scelta degli influencer più giusti attraverso un approccio innovativo, oggettivo e analitico.
Ma come è possibile fare ciò? Partendo dall’ascolto della rete, il cui obiettivo è individuare gli autori più rilevanti che già parlano spontaneamente del brand e che sono autorevoli nell’ambito di riferimento. Da qui, si arrivano quindi a stabilire quali siano gli influencer più meritevoli di rappresentare il brand attraverso i tre passaggi:
1. Analisi del tono di voce e posizionamento dell’influencer per accertarsi che sia in linea con quello del brand;
2. Analisi della fanbase per verificare che ci sia effettivamente una community attiva;
3. Sentiment analysis che ci permette di evidenziare eventuali criticità che potrebbero ribaltarsi negativamente sull’immagine del brand.
Sono proprio l’ascolto della rete e l’analisi del sentiment gli elementi strategici e innovativi che Influencer Discovery ha reso centrale nello scouting, ovvero la ricerca di influencer.
Per spiegare il funzionamento di questa piattaforma è utile osservare un caso reale mostrato da Andrea Fiore. L’azienda interessata in questo caso era nell’ambito beauty e aveva la necessità di individuare alcuni influencer da coinvolgere come testimonial per il lancio di una nuova linea di prodotti. Si è iniziato a ricercare gli influencer più meritevoli e in linea con il brand partendo da un approccio oggettivo e analitico. La ricerca è iniziata dall’ascolto della rete attraverso la configurazione della piattaforma con key words che fossero rappresentative sia del brand sia dell’ambito di riferimento. Si è riusciti così a identificare le tematiche di maggiore interesse per gli utenti attraverso l’ascolto delle conversazioni, in questo caso presenti quasi esclusivamente su Instagram. Individuati una serie di influencer, l’analisi si è spostata a livello qualitativo sui loro contenuti, piani editoriali, posizionamento e performance per capire quali fossero più meritevoli in linea con quello del brand. Il tutto si è concluso con l’analisi del sentiment che ha portato alla scelta definitiva dei 15 influencer più adatti.
Alessandra Scomparin spiega come:
“Una volta scelti gli influencer e fatta partire la campagna, è fondamentale andare a misurare non solo i numeri ma anche l’impatto che queste attività hanno avuto proprio sul brand e sulla sua reputazione”.
Ed è proprio questo che ci porta a rispondere alla seconda domanda posta in precedenza: come si valuta se e come l’attività di influencer marketing hanno impattato sullo stato di salute del brand? In questo caso è utile Brand Lift che permette di comprendere effettivamente se c’è stato un impatto nell’attività di influencer marketing e che tipo di impatto c’è stato. Tale piattaforma è la soluzione di ricerca di Blogmeter, che sempre partendo dall’ascolto della rete e l’analisi delle conversazioni, permette di capire come le attività svolte dagli influencer abbiamo agito sulle metriche di marca tra cui notorietà, considerazione e intenzione all’acquisto del consumatore.
Concludendo, è vero che gli influencer permettono di raggiungere il consumatore ma è altrettanto vero che essi vanno selezionati e scelti con cura per far si che portino dei benefici al brand e non, al contrario, ne peggiorino lo stato di salute e la reputazione.
Articolo di Greta Sancini e Silvia Graziosi
