La rivoluzione a metà: Storie della Rete tra miti e limiti

La crisi delle grandi piattaforme digitali e tutte le incognite sul loro futuro sono il tema su cui sono intervenuti – durante l’incontro della Digital Week dal titolo “La rivoluzione a metà: storie della rete tra miti e limiti” -, Fausto Colombo e Gabriele Balbi, uno scontro di opinioni moderate da Serena Piazzi.

“Non bisogna essere apocalittici né essere troppo integrati nella tecnologia. Evitare questi due estremi è importante.” – Umberto Eco.

Balbi, citando Eco, ci introduce il tema della rivoluzione digitale – intesa come un cambiamento radicale al quale non possiamo sottrarci- presentandoci il suo libro “L’ultima ideologia. Breve storia della rivoluzione digitale”.  

 Dal titolo del libro emerge la parola ideologia. Essa viene definita da Balbi come una parola strana e pericolosa; associata al fascismo durante il ‘900, ad oggi, grazie alla digitalizzazione, diventa visione del mondo in cui siamo immersi. L’ideologia ha una dimensione mitica, dove il mito può essere un ponte tra il cosmo e il mondo.

Ma cos’è la rivoluzione digitale?

La rivoluzione digitale, definita come l’ultima delle grandi rivoluzioni, è stato un momento di svolta e si pone come erede delle grandi rivoluzioni del passato. Nel ‘93 viene pubblicata la prima edizione di Wired, che nasce per cantare la rivoluzione digitale, paragonata a quella del fuoco. Allo stesso modo, possiamo notare parallelismi con la rivoluzione industriale, come il fatto che trasforma ogni settore e che ha una natura tecnologica. Cosa c’è di diverso? La stiamo vivendo, a differenza delle altre del passato, quindi ci sono personaggi interessati a raccontarla.

“La rivoluzione digitale è come la musica rock, deve essere capita da tutti e nessuno può opporsi.” – conclude Fausto Colombo.

I Media come protagonisti della rivoluzione

I media sono il primo ambiente in cui si sono visti i cambiamenti della digitalizzazione. Infatti, essi, sono i protagonisti di questa rivoluzione, anche chiamata rivoluzione dell’informazione. Il ruolo dei media è duplice: sia quello di un mezzo utilizzato per raccontarla, sia come un prodotto della rivoluzione stessa. Tuttavia, uno dei problemi del digitale è che ha tolto i confini ai media; il concetto di mediatizzazione ha modificato il rapporto con la realtà, portando ad una scomparsa della percezione del medium come mezzo.

I Social Media

I social media nascono come paladini della libertà di espressione; grazie alla crescita di opportunità comunicative, in queste piattaforme, dovremmo avere società più libere e democratiche. All’inizio degli anni ‘90, il cyberspazio, come utopia e metafora della digitalizzazione, si è inserito come luogo alternativo a quello reale.

I social network sono diventati strumenti adottati da politici, accademici, studiosi, per far sentire la loro voce.

Negli ultimi decenni essi sono cambiati profondamente; oggi sono una piattaforma per guardare elementi audio visivi, e condividere contenuti sempre più veloci (TikTok). Il Web 2.0 ha permesso il passaggio da una rete sociale “uno ad uno” a un concetto in cui gli utenti sono “sempre meno friend e sempre più follower”, ovvero si passa “dall’uno a molti”, un po’ come in uno scenario televisivo.

La manipolazione di oggi dei social è in realtà, un vecchio tema per la comunicazione e per i media: il cinema manipolava negli anni ‘20, la radio negli anni ‘30 e ‘40, la televisione fino all’arrivo del Web nel ’93.

 Come cambiano le logiche di potere con gli algoritmi?

Nei media tradizionali esisteva la forma censoria. Tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, erano presenti poche agenzie di comunicazione che erano in grado di erogare notizie in tutto il mondo; quindi, i media avevano il potere di creare e censurare un qualsiasi contenuto.

I social media funzionano in un altro modo, è quasi impossibile censurare i contenuti, poiché per farlo serve grande dispendio di energie e grande capillarità. Oggi le nostre ricerche vengono gestite

dagli algoritmi, infatti, quando navighiamo su Internet, otteniamo risultati diversi perché in base a ciò che ci piace, le piattaforme ci indirizzeranno verso contenuti a noi affini. Questa può essere considerata una forma di intermediazione, ma anche di potere sugli utenti.

Gli influencer

Il tema degli influencer è un aspetto centrale, in quanto attraverso sponsorizzazioni creano nuove dinamiche economiche. Le informazioni veicolate da queste figure hanno una grande risonanza, tuttavia, non avendo sempre competenze specifiche, possono causare disinformazione. Al fine di capire la veridicità di una notizia, si consiglia la Triangolazione delle fonti, ovvero il fatto di non ricercare notizie in un unico luogo, ma anche attraverso istituzioni fidate e credibili per evitare fake news.

Questo si può collegare ad una vecchia teoria della comunicazione, il flusso della comunicazione in due fasi, degli anni ‘40 del 900, teoria che è adattabile alla situazione attuale. I mezzi di comunicazione non hanno influenza sul pubblico, ma sugli opinion leader, che a loro volta hanno influenza sulle persone che li seguono. In altre parole, una fase riguarda la relazione media-opinion leader, e la seconda invece, opinion leader-persone.

L’influencer è l’emblema della logica dei social e del digitale. Tuttavia, la loro esposizione può originare fenomeni di hatespeech. Il termine fa riferimento a commenti negativi che incitano all’odio causando inquinamento nel mondo in cui viviamo, ovvero un fattore di implosione dei social. Davanti a numerosi e continui insulti, le persone possono smettere di pubblicare contenuti, portando ad un maggior allontanamento, alla scelta di qualcosa di nuovo.

Dall’altro lato della medaglia, per i social, l’odio è monetizzazione; quindi, se non c’è polarizzazione si guadagna meno. Questo fa nascere un dilemma. Non si può censurare l’odio perché fa guadagnare, ma al contempo trasforma i social in ambienti tossici.

“Bisogna quindi ripensare alle piattaforme?”

Concludono così i relatori, invitandoci a riflettere su questa domanda sul futuro dei social media.

 

Articolo di Margherita Casulli, Anna Fontana, Matilde Miana


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