Articolo a cura di: Andrea Strippoli e Martina Martelli

In questo articolo analizzeremo le dinamiche che rendono vincente o meno un “branded content” realizzato con un Content Creators. Grazie all’intervento di Michele Pagani (CEO e Co-Founder di Flatmates Agency), in occasione dello IAB Forum 2022, capiremo quali sono le mosse da non fare, quando si imposta una campagna di influencer marketing.

Prima di passare alla guida è importante capire: 

Che cos’è influencer marketing? 

Ѐ un insieme di attività che prevedono il coinvolgimento di un personaggio conosciuto che possa testare, validare e poi comunicare ai propri seguaci la bontà di un marchio, prodotto o servizio. In pratica è la capacità di “influenzare”, tramite un determinato messaggio, il pubblico di riferimento. Come se fosse un passaparola strategico che ha come obiettivo la visibilità di un brand.

“l’influencer marketing è il lavoro più vecchio del mondo, internet ci ha dato solamente gli strumenti per farlo meglio” –

spiega Michele Pagani. 

Per creare un ottimo Influencer Marketing, bisogna comprendere il linguaggio e  le dinamiche di ogni piattaforma. 

Fatta questa premessa, capiremo come NON fare influencer marketing:

  1. Ignorare le persone: Internet ci ha disorientati, ci ha aggregato in micro-comunità fluide. Bauman disse “è insito nell’essere umano cercare delle bussole” e queste bussole sono spesso gli influencer. Per un brand scovarli e lavorare con loro non è obbligatorio ma può funzionare. I followers di un determinato influencer si sentono parte di una comunità. Dal loro punto di vista, questi personaggi sono dei punti di riferimento, dei portatori di verità. Un’azienda per vendere un prodotto deve conoscere ogni caratteristica del target dei creators, perché solo in questo modo è possibile veicolare al meglio un determinato messaggio. Quindi cosa non bisogna fare? scegliere a caso i creators con cui collaborare: chiunque vorrebbe lavorare con i grandi influencer ma è sempre la scelta corretta? Tutto dipende dal settore in cui opera un brand e soprattutto chi è l’influencer con cui scelgo di lavorare. Non conta il numero di followers ma quali sono le specificità del target e in particolare dei loro opinion leader.  
  1. Boomerare: Ѐ assolutamente necessario tener conto del linguaggio, tono di voce e valori condivisi. Ad esempio, vendere un prodotto o un servizio indirizzato ad un pubblico tra i 30 e 40 anni, attraverso un influencer che ha un linguaggio, un target e dei valori completamente differenti, si rischia di non ottenere risultati soddisfacenti.
  2. Ignorare la community: Gli influencer hanno come asset principale la propria community e tradirla significa sostanzialmente perdere soldi. Sponsorizzare qualcosa che non piace ai followers o che non rappresenta l’immagine del personaggio può essere controproducente sia per il brand che per il creator. Il 43% degli utenti si fida delle informazioni dei loro influencer, mentre il 49% ha acquistato almeno un prodotto consigliato.
  3. Dare un brief. Dare troppe indicazioni potrebbe non funzionare con un personaggio abituato a parlare in modo naturale con i propri fan. Un’ottima cosa da fare è lasciare libero spazio alla creatività del Content Creator in questione, e lasciarlo comunicare con il suo stile e il suo tono di voce. Essi preferiscono essere liberi e lavorare con dei brand che assecondano le loro follie e si fidino di loro.
  4. Una botta e via…: Non trattare i Creators come degli oggetti utili solamente a mostrare qualcosa ad un pubblico. Tutto il lavoro viene svolto al meglio, se la campagna è frutto di una vera relazione umana.

“La piattaforma è il mezzo, non lo scopo”: 

Prima di postare qualsiasi cosa è fondamentale chiedersi per cosa lo si sta facendo. Ѐ necessario capire quali contenuti funzionano meglio per una determinata piattaforma, senza buttarsi a capofitto su quelle che vanno più di moda. 

L’influencer Marketing si attua per rendere il messaggio comunicato più spontaneo possibile, volendo così trasmettere la componente umana del brand. Quindi l’ultimo consiglio è di non tappare le ali e di fidarsi delle idee pazze dei Creators.


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