Quali sono le competenze per la nuova leadership digitale?

Quali sono le competenze per la nuova leadership digitale?

In occasione dello Iab Forum 2022 svoltosi al MiCo di Milano, Cristina Calabrese e Roberta Cocco ci parlano delle competenze per la nuova leadership Digitale; quali sono e di quali risorse le aziende necessitano in un mondo sempre più Digital Oriented.

Roberta Cocco, esperta di trasformazione digitale, nata in Microsoft per poi essere parte del team del mistero al fianco del ministro Corrao ci racconta oggi, come percepisce l’evoluzione delle competenze digitali nelle aziende.
Le skills digital, secondo Roberta, non sono più un addendum. Per la prima volta nella storia abbiamo più posti di lavoro che lavoratori, nonostante spesso il focus venga posto sulla disoccupazione: Il gap presente tra le due parti, sia nel settore privato che nel pubblico, è costituito proprio dalle competenze tecnologiche. In tutte le aziende si ricercano infatti capacità nell’ambito del digitale, che partono da livelli base fino a livelli avanzati di sviluppo e analisi, come le posizioni di Data Scientist. C’è quindi necessità di formazione tecnologica di tutti i livelli attraverso un’educazione di qualità, che garantisca certificazione, professionalità e diffusione territoriale, in modo che non ci siano zone d’ombra o geograficamente arretrate, poiché “il digitale non lascia indietro nessuno”.

Per questo, la parola chiave utilizzata è “osmosi”: è infatti importante permettere l’accesso, la fruizione e la crescita a tutti. In Italia in particolare, troviamo 10 milioni di persone che non hanno alcuna competenza digitale e l’amministrazione pubblica sta cercando di integrare il più possibile la tecnologia, perciò non si può permettere di lasciare indietro nessuno, così da poter beneficiare del cambiamento che il digital porta.

L’intervento di Cristina Calabrese, amministratrice delegata di Key2people ci illumina invece riguardo temi legati alla leadership, sua area di competenza specifica.

La leadership, dice Cristina, oggi si caratterizza con la capacità di gestire un sistema aperto, poiché ci muoviamo all’interno di ecosistemi la quale complessità impatta così profondamente sui modelli di business che le variabili in campo sono molto ampie. Si gestiscono quindi con una dirigenza in grado di generare nuove competenze, infatti la nuova lead è fondata su capacità di creare il tessuto, poiché nuove competenze emergano, in fusione di con il tessuto operativo del paese.

Queste competenze chiaramente è importante che vengano inserite in ecosistemi aziendali che, oltre ad un loro modello di business, abbiano anche una purpose, poiché ad oggi le imprese che si distinguono, lo fanno grazie al loro sistema valoriale.

Parliamo quindi di aziende aperte, capaci di destrutturare la gerarchia e che non abbiano un sistema verticistico. Il periodo di pandemia, per esempio, è stato una grande prova per tutte le imprese che hanno dovuto gestire, assegnare e delegare le varie mansioni aziendali, interfacciandosi anche con lo “smart working”. Ad oggi, ci confida Cristina, un tema ancora molto critico, in cui il bilanciamento risulta essere un aspetto fondamentale. Tuttavia, con dati alla mano, gli esiti del lavoro da casa dicono che l’indice di produttività non sia diminuito anzi, tutt’altro.

Torniamo quindi al tema delle mansioni, in cui delegare con efficacia – attraverso KPI di controllo ma anche con il giusto spazio di improvvisazione, risulta imprescindibile.

Le parole chiave che vengono utilizzate sono per l’appunto “contaminazione” e “formazione continua”, poiché la cultura è potere, ma la cultura diffusa è potere diffuso.

Articolo di Veronica Culcasi e Filippo Zonta


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