Intelligenza Artificiale e violenza di genere: la campagna #mAIcolpevoli

Articolo di Letizia Pambianchi

Oggi, 25 novembre 2023, è la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Tra manifestazioni e post su qualsiasi canale social esistente, tantissime persone, aziende e brand stanno facendo rumore, esponendosi su uno dei più grandi problemi che da troppo tempo attanaglia la nostra società.

105 sono le donne vittime di femminicidio dall’inizio di quest’anno e sono solo lo sfogo finale di una serie di sintomi di una cultura patriarcale ormai instillata nelle nostre menti, tanto da essere difficile da riconoscere.

Ma cosa succederebbe se perfino l’Intelligenza Artificiale iniziasse a giustificare la violenza di genere?

Spoiler: lo fa già.

Ce lo racconta SEPHORA con la campagna di sensibilizzazione mAI colpevoli, in collaborazione con Fondazione Pangea ETS, da più di vent’anni impegnata a combattere la discriminazione e la violenza sulle donne di tutto il mondo. Si tratta di un’iniziativa di beneficenza che vede SEPHORA supportare la fondazione con una donazione destinata allo sportello antiviolenza del centro.

La campagna offre uno spunto di riflessione sul fenomeno del victim blaming, ovvero quella tendenza a non condannare il comportamento dell’aggressore e di spostare il focus sui comportamenti e sulle decisioni della vittima, colpevolizzandola. Sì, stiamo parlando del tipico “Se l’è cercata”.

Per comprendere quanto questo fenomeno sia ancora radicato all’interno della nostra società, SEPHORA decide di affidare l’analisi ad un interlocutore astratto e privo di opinione: l’Intelligenza Artificiale. La richiesta è stata quella di elaborare tre racconti di donne vittime di violenza, basandosi sulle opinioni raccolte in rete rispetto alla violenza di genere.

L’AI ha quindi generato tre monologhi interpretati da voci reali e postati su YouTube:

Intimidazione e svalorizzazione, segregazione, violenza fisica e sessuale: queste sono le parole chiave che accumunano le tre storie. In ogni video è tangibile quanto le vittime di violenza non solo provino vergogna a raccontare quanto hanno subito, ma traspare anche un grande senso di colpa combinato alla sensazione di esserselo meritato per non aver fatto abbastanza:

 “Io lo sapevo che non dovevo restare, che non dovevo bere, che non dovevo vestirmi così, che scema”

Gli stereotipi sessisti da cui l’AI attinge danno risalto al contesto socio-culturale in cui essi stessi maturano. Si tratta di una mentalità altamente pericolosa: determina conseguenze gravi sulle vittime, soprattutto sul piano psicologico, come senso di impotenza, scarsa autostima, depressione e perdita di fiducia negli altri e nelle istituzioni. Dobbiamo combattere tutti insieme per sradicarla: negare l’esistenza di un problema non porterà alla risoluzione dello stesso.

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