Google italia Google Italia | Cross media measurement: l’urgenza di una misurazione comparabile e condivisa

Google Italia ha riunito piattaforme, broadcaster, agenzie e associazioni per fare il punto sulla misurazione cross-mediale dentro il perimetro JIC Audicom.

Obiettivo: arrivare a uno standard unico, trasparente e riconosciuto dal mercato, che permetta decisioni basate su dati certificati lungo tutto il funnel. A guidare i lavori Rosella Serra, Head of Industry Relations per Italia e Grecia, che ha ribadito l’apertura di Google a essere misurata nel JIC e la necessità di una metodologia ibrida capace di unire panel e dati censuari in integrazione server-to-server, con filtri robusti contro l’IVT e pieno rispetto della privacy. Il contesto di fruizione rende la sfida più urgente: YouTube distribuisce in modo equilibrato le audience tra connected TV, mobile e desktop, con formati che vanno dallo short al long form. Se la misurazione deve seguire i comportamenti degli utenti, ha spiegato Serra, deve essere inclusiva di tutti i contenuti e neutrale rispetto alla monetizzazione dei diversi attori. L’esperienza internazionale, dai lavori con Médiamétrie in Francia a Origin nel Regno Unito fino all’apertura del JIC tedesco alle integrazioni S2S, dimostra che la comparabilità tecnica tra SDK e server-to-server è possibile: il tema non è sostituire un metodo, ma farli convivere sotto regole comuni.

Sul fronte tecnico, Alberto Vivaldelli (UPA), coordinatore dell’Osservatorio Platform di Audicom, ha ricostruito il percorso: nel 2024 mappatura dei sistemi di misura JIC e non-JIC con confronto strutturato con Google, Amazon, Netflix e Disney; nel 2025 raccolta di evidenze granulari e avvio del settaggio degli standard. Ha dichiarato che le prossime settimane saranno dedicate a definire tracciati dati, criteri di auditabilità e prove di confrontabilità tra SDK e S2S. La triangolazione con AGCOM sarà decisiva; l’ambizione è consegnare al JIC, entro il primo semestre 2026, un esito tecnico chiaro che consenta una decisione sull’adozione della doppia metodologia censuaria accanto all’SDK.

Giulia Sala (IAB Italia) ha spiegato il “dietro le quinte” associativo: ascolto delle istanze di tech, editori e advertiser, costruzione di posizioni condivise, confronto inter-associativo e internazionale con il supporto del Tech Lab. La leva cruciale con le istituzioni è portare competenze, per tradurre esigenze operative in regole comprensibili e applicabili.

Dal lato broadcaster, Marco Robbiati (FCP Asso TV, RAI Pubblicità) ha richiamato il rischio di ridurre tutto al breve periodo: contare è necessario, ma serve anche misurare qualità e profondità degli effetti, perché la TV e i formati premium costruiscono valore nel tempo. 

Letizia Pizzi (Anitec-Assinform) ha rimarcato come l’ecosistema, ibrido e popolato da player globali dello streaming e operatori tecnologici, richieda metriche all’altezza: per questo l’associazione sosterrà un lavoro del Politecnico di Milano focalizzato sulla coesistenza dei modelli e sulla trasparenza.
Dal lato della domanda, Vittorio Bucci (Mediaplus, UNA) e Alberto Dal Sasso (IAA / Minerva Insights) hanno messo al centro due parole chiave: credibilità e velocità. Una cadenza unica JIC dà certificazione e comparabilità in un mercato frammentato; ora però occorre accelerare, perché strumenti e metriche “di ieri” non bastano più. Anche il ruolo dei GIC evolve: da data collector a garanti della qualità, coordinando panel, S2S e SDK sotto uno stesso perimetro di audit.
Il quadro che esce dal workshop è netto: ibrido per impostazione, privacy-first per design, auditabile per governance.
La rotta è tracciata — standard condivisi, decisione JIC e implementazione rapida — per consegnare al mercato una misurazione davvero comparabile su tutti gli schermi.
Il tempo, stavolta, è una variabile di successo.

SARA AGNESE CARDIA


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