Qiota e Axeptio | Come costruire fiducia (e ricavi) attraverso la trasparenza

Intersections 2025: quando il consenso diventa relazione

La privacy non è più un’opzione. È un’occasione.

È questo il messaggio chiave emerso dal panel di Alessandro Massi (CEO di Qiota, gruppo Opper), e Maria Bakkar (Account Executive di Axeptio). Un confronto su un tema che spesso viene relegato a tecnicismi e obblighi normativi: la gestione del consenso. Eppure, da un tema apparentemente “freddo” è emersa una visione strategica forte: il consenso può diventare un punto di contatto significativo tra utente ed editore, e perfino un fattore di crescita.

Axeptio nasce in Francia nel 2017 con un’idea ambiziosa: far sì che la privacy non sia un ostacolo per l’azienda ma un vantaggio competitivo. Oggi la piattaforma è attiva in oltre 40 Paesi, gestisce più di 130.000 siti clienti e ha raccolto oltre 10 miliardi di prove di consenso. In Italia, solo il 36% dei siti utilizza una CMP (Consent Management Platform) davvero efficace. L’approccio di Axeptio si distingue per trasparenza, chiarezza e capacità di integrarsi nella user experience per accompagnare l’utente, non interromperlo.

Il cuore della proposta si basa su due tipologie di CMP: la prima, pensata per i brand, è completamente personalizzabile e trasforma il momento del consenso in un momento di ingaggio immersivo; la seconda, più orientata ai publisher, è ottimizzata per la monetizzazione pubblicitaria ed è conforme al framework TCF v2.2. In entrambi i casi, l’interfaccia è progettata per facilitare l’interazione e aumentare i tassi di opt-in, offrendo un’esperienza più umana e meno interruttiva.

Il passaggio più interessante, però, è avvenuto nel momento in cui Alessandro Massi ha introdotto Qiota. Qui la gestione del consenso si lega direttamente alla profilazione e alla conversione. Non si tratta più solo di “accettare i cookie”, ma di dare inizio a un percorso: se l’utente dà il consenso, si attivano strumenti di personalizzazione che permettono all’editore di costruire contenuti mirati, paywall intelligenti e newsletter dinamiche. Tutto questo sempre nel rispetto della normativa.

Sono stati presentati dati significativi: le piattaforme che integrano consenso e profilazione registrano tassi di conversione più elevati. I “dynamic paywall” crescono: il 22% dei brand li utilizza già, e il 38% ha in programma di farlo a breve. Inoltre, i paywall comportamentali che si adattano all’utente bloccano meno la navigazione e mantengono alti i tassi di conversione.

Il case study più rilevante è stato quello di Sogemédia, gruppo editoriale francese. Con l’adozione della CMP Axeptio su 18 siti, hanno registrato un incremento del 30% nel tasso di interazione e del 27% nel tasso di opt-in. Numeri che confermano una cosa: la trasparenza funziona, soprattutto quando è ben comunicata e ben progettata.

E se il consenso viene negato? Anche in questo caso, l’esperienza non si interrompe. È possibile costruire un’esperienza alternativa altrettanto trasparente: dall’offerta di contenuti a pagamento a percorsi informativi senza tracciamento. Il rifiuto non è la fine del dialogo, ma l’inizio di una relazione diversa.

Il messaggio finale è forse il più rilevante: un consenso trasparente, ben comunicato e tecnicamente ben gestito, è una risorsa per tutti. Per l’utente, che capisce davvero cosa sta accettando; per l’editore, che acquisisce dati utili in modo legale ed etico; e per il mercato, che evolve verso modelli più sostenibili.

A cura di Rita Brigit Rodriguez Condori.

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