Il mondo sta vivendo una rivoluzione senza precedenti, e l’Intelligenza Artificiale Generativa ne è oggi il fenomeno tecnologico più rapido. È questo il messaggio emerso dal workshop di WPP Media a Intersections 2025, un incontro che ha riunito alcuni tra i principali professionisti del marketing e della comunicazione di WPP media e dei suoi partner, come Samsung e Sky, in un dialogo dinamico sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale Generativa nel rapporto tra brand e consumatori.
Durante l’evento, è stato sottolineato come, con investimenti globali stimati oltre i 390 miliardi di dollari, un valore superiore al PIL di molte nazioni, l’AI sia passata anche in Italia da tecnologia di frontiera a leva strategica chiave. Il mercato nazionale, infatti, sta vivendo una fase di forte accelerazione: quasi il 90% delle grandi aziende è coinvolto in almeno un progetto legato all’intelligenza artificiale, anche se l’adozione procede ancora con cautela con il 53% dei product manager che ha scelto di acquistare soltanto licenze di strumenti esistenti.
Fino a poco tempo fa, l’AI era utilizzata principalmente per il calcolo e la computazione. Il vero salto è avvenuto negli ultimi anni, quando le macchine hanno iniziato a parlare il linguaggio degli uomini. Da quel 30 novembre 2022, data di lancio di ChatGPT, la tecnologia non è più un semplice tool, ma un compagno di lavoro che capisce, risponde e impara. Questo ha reso l’AI un elemento quotidiano: l’89% degli italiani connessi a internet la conosce e il 56% la usa attivamente per ottenere guide pratiche, cercare informazioni o riscrivere testi.
Questo scenario mainstream crea tre opportunità essenziali per i marketer.
La prima è l’efficienza: gli strumenti che diventano assistenti (come WPP Open Pro) permettono di delegare compiti complessi, ottimizzare le performance e velocizzare i tempi. La seconda, e più profonda, è la trasformazione delle macchine in simulatori di persone. Costruendo consumer virtuali alimentati da una solida integrazione di dati, si ottiene una scalabilità cognitiva e una profondità pari a una ricerca tradizionale, coprendo ogni fase del funnel. La domanda chiave resta: “Ci si può fidare?”. La risposta è un modello ibrido. L’attendibilità si fonda sulla quantità e qualità dei dati con cui vengono alimentati gli assistenti e sul continuo testing per garantire che la risposta non sia solo verosimile, ma attuabile nella realtà. La terza opportunità riguarda il front-end con il consumatore: le persone chiedono alle macchine di creare contenuti per loro, trasformando il motore di ricerca in un motore di conversazione, un approccio che sta modificando il Paid Search e la SEO in un’ottica business-driven.
In questo contesto, dove i confini tra browser e AI si fondono in un ambiente di ipercompetizione, l’attenzione del marketer si sposta dall’analisi alla strategia prospettica. Nonostante l’AI sia da tempo utilizzata per ottimizzare le campagne media, oggi l’urgenza è duplice: primo, rivedere i nostri approcci ai contenuti per alimentare correttamente gli algoritmi; secondo, assicurarsi che le strutture e gli algoritmi siano misurabili in maniera cross-canale. L’AI si assume il compito dell’analisi e dell’efficienza dei task, permettendo al team umano di concentrarsi sulla creatività e l’ingegno. Il futuro non è delega totale, ma cooperazione tra team diversi dove agenti, assistenti e persone collaborano per un obiettivo comune, abbattendo le inefficienze dello knowledge sharing.

In sintesi, l’accelerazione nell’adozione di campagne media AI-Driven non è più un’opzione, ma la priorità strategica assoluta per i brand, trasformando l’intelligenza artificiale da fenomeno a imperativo di crescita.
A completare questa riflessione, l’articolo “Oltre la keyword: come l’AI generativa riscrive le regole del media advertising” di Cristina Clementi analizza in che modo l’intelligenza artificiale generativa stia rivoluzionando la ricerca e la creatività nel mondo del media advertising.

