Il palco di Intersections 2025 ha ospitato Erik Kessels – artista, curatore e designer olandese – incarnazione perfetta dell’intersezione tra arte, pubblicità, sociologia e antropologia. Con ironia e lucidità, ci ha ricordato che dire di no non significa necessariamente chiudere una porta, ma aprirne cento.

Apre il suo intervento raccontando di quando, insieme al socio Johan Kramer si è presentato al lavoro – in una nota agenzia londinese – travestito da pollo per alleggerire l’atmosfera. Il risultato? Licenziati per essere “Very much individuals. Too much for this agency”. Un fallimento? No, perchè da lì è nata KesselsKramer, agenzia di comunicazione indipendente con sede in una chiesa sconsacrata ad Amsterdam.


No al “Thinking out of the box”

Kessels ci invita a rifiutare uno dei claim dell’advertising: pensare fuori dagli schemi. Lui nega l’esistenza di una scatola: la creatività non ha schemi.

Forse è per questa convenzione che lui odia il 95% della pubblicità. Ci mostra parte di quel 5% per cui vale la pena essere pubblicitari tramite la campagna Diesel “Save yourself“, gli spot per i Mondiali di Calcio e il Tour de France per Radio 1 e le campagne per CitizenM.


No al brainstorming

Kessels nega un’altra pratica tipica del mondo pubblicitario: il brainstorming.
Secondo lui, le intuizioni migliori emergono al massimo in due persone, o da soli, quando si osserva la realtà con attenzione critica.


No ai compromessi

Se un’idea è forte, non va ridimensionata. A volte la soluzione non è semplificare un problema, ma amplificarlo per renderlo evidente.

Kessels porta come esempio il progetto realizzato per il Koning Willem College, dove il problema era che gli studenti non usavano i cestini.
Invece di renderli più comodi, hanno scelto di posizionarli in luoghi volutamente scomodi e inaspettati, trasformando il semplice gesto di buttare qualcosa in un atto consapevole accompagnato dalla scritta “Throwing away your trash, how hard can it be?”.


No alla perfezione

Nell’epoca degli strumenti che rendono tutto corretto e ottimizzato, Kessels rivendica il valore dell’errore.
Nel suo libro Failed It! raccoglie immagini imperfette, sbagliate, fuori standard. Ci invita ad abbandonare la ricerca della perfezione per fare spazio a fallimenti ed errori che aprano nuovi punti di vista.

Trova ispirazione nell’ordinario, in archivi anonimi, fotografie trovate e memorie minori, da cui nasce il resto del suo lavoro editoriale che vanta oltre 100 pubblicazioni.
Ne ha mostrate alcune, tra cui Useful Photography e In Almost Every Picture.


No alla logica

Kessels ribadisce l’importanza di pensare in modi opposti mostrando il progetto fatto per l’Hans Brinker Budget Hotel.

Noto per essere uno dei peggiori hotel al mondo, la scelta è stata non migliorare l’immagine, ma esasperarla.

La campagna dichiarava apertamente la mancanza di comfort, l’essenzialità delle stanze, l’esperienza minima.
Quella che poteva sembrare una debolezza è diventata identità, che ha trasformato l’hotel in un caso di studio internazionale e portato all’apertura del “Second worst hotel in the world”.


Un intervento brillante, capace di intrecciare ironia, riflessione e concretezza, che lascia una consapevolezza chiara: la creatività nasce dove si osa mettere in discussione ciò che sembra scontato.

Dire “no” è il primo passo per immaginare ciò che ancora non esiste.


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