La televisione come mezzo di fiducia e connessione emotiva
In un mondo in cui ogni messaggio compete per un secondo di attenzione, la vera sfida dei brand non è più esserci ovunque, ma essere credibili e coerenti. La comunicazione contemporanea vive una crisi di fiducia, alimentata da un eccesso di contenuti e da una presenza spesso caotica sui canali digitali. Capire le motivazioni che spingono il pubblico a scegliere un determinato contenuto televisivo, e le emozioni che esso trasmette, diventa quindi fondamentale per creare valore. Questo è quanto è emerso durante l’incontro di Intersections 2025, che ha visto come protagonisti Giacomo Fusina e Andrea Sempi, rispettivamente di Human Highway ed Emotiva, insieme ai direttori marketing delle concessionarie di Pubblicità di Mediaset, Rai, Sky e CairoRCS.
Le persone non guardano un contenuto solo per informarsi o intrattenersi, ma per soddisfare un bisogno emotivo. Le ricerche di Human Highway ed Emotiva lo confermano, sottolineando che le tre principali motivazioni di visione sono relax, divertimento e coinvolgimento. Da qui emerge il concetto innovativo di emotional retention, ovvero la fedeltà emotiva che misura la coerenza tra il bisogno iniziale e la soddisfazione finale. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, oggi è possibile misurare queste emozioni attraverso le micro-espressioni facciali e ottimizzare di conseguenza la costruzione dei contenuti.
In un’epoca dominata dallo streaming e dai contenuti on demand, la televisione resta un mezzo unico per la sua capacità di generare esperienze collettive. Ogni genere risponde ad un bisogno emotivo diverso, e la vera sfida per i brand è inserirsi con coerenza nel contesto giusto. Il momento del prime time, ad esempio, in cui milioni di persone condividono le stesse emozioni, continua a essere una delle forme più potenti di connessione sociale. L’intrattenimento, invece, continua a generare la più alta retention emotiva, mentre l’informazione resta il pilastro della fiducia.
La TV, proprio perché vive nella casa e nella quotidianità delle persone, continua a generare partecipazione ed empatia che altri schermi non riescono a replicare. Per i brand, questa coerenza emotiva si traduce in un’opportunità concreta. Quando il messaggio pubblicitario si integra in modo naturale nel contenuto, l’emozione e la fiducia che il pubblico ripone nel mezzo non si interrompono, ma si trasferiscono sul brand. Ed è proprio questo cosiddetto “effetto transfer”, che trasforma la comunicazione in valore.
Quello che emerge da questo incontro è quindi l’importanza della fiducia come nuova valuta del mercato. I broadcaster e le concessionarie diventano vere e proprie “banche centrali della fiducia”, custodi di un capitale emotivo che dà significato ai messaggi dei brand.
Il futuro dell’influence sarà dunque un equilibrio tra umano e artificiale, tra creatività e dati, tra emozione e misurazione. L’intelligenza artificiale può ottimizzare i contenuti, ma solo l’autenticità umana sarà in grado di costruire fiducia.
A cura di Mariateresa Garaguso, Sofia Radini, Sara Vidoni.

