Durante la conferenza “Oltre i tradizionali canali audio” a Intersections 2025, organizzata da Audioboost, il focus si è spostato “oltre” i formati audio più noti — radio e podcast — per esplorare un nuovo universo in rapida espansione: quello degli spoken content, i contenuti testuali trasformati in voce grazie all’intelligenza artificiale.
A introdurre il tema è stata Cristina Pianura, Co-fondatrice e CEO di Audioboost, che ha raccontato come la piattaforma sia nata quattro anni fa con l’obiettivo di “creare la versione audio del web”.
Audioboost collabora con editori digitali trasformando i loro articoli in contenuti audio tramite modelli avanzati di text-to-speech, dando vita a una nuova categoria mediale che unisce informazione, accessibilità e innovazione.
Gli spoken content: la nuova frontiera dell’audio digitale
Pianura ha descritto gli spoken article come “una nuova fonte di informazione per chi naviga online in modalità multitasking”.
Secondo le ricerche citate, l’inserimento pubblicitario all’interno di contenuti parlati genera un livello di attenzione e coinvolgimento superiore rispetto a qualsiasi altro mezzo, inclusa la TV. L’audio, infatti, stimola una concentrazione più alta e favorisce la favorability, ovvero un atteggiamento positivo verso il messaggio pubblicitario ascoltato.
Un altro dato interessante riguarda la performance: l’audio advertising non solo cattura l’attenzione, ma influenza anche il comportamento d’acquisto. In media, un acquisto (online o offline) avviene tra i 7 e i 10 giorni dopo l’esposizione a un annuncio audio, segno della sua efficacia anche sul lungo periodo.
Un pubblico in crescita e nuove metriche di misurazione
In Italia, secondo dati Ipsos, il 33% della popolazione adulta utilizza già sistemi di text-to-speech: una potenziale audience di circa 10 milioni di ascoltatori che non frequentano le piattaforme di podcast o radio, ma “abitano il web”.
Questo rende indispensabile per i brand integrare gli spoken content nel proprio media mix e sviluppare modalità di misurazione più precise.
Come sottolinea Cristina Pianura, “nel contesto web, ogni singolo stream corrisponde a una persona che ascolta: bisogna andare oltre le semplici impression e valorizzare il tempo di ascolto reale”.
Audioboost, unica realtà europea con badge di accessibilità, utilizza modelli di voce artificiale capaci di garantire un’esperienza d’ascolto inclusiva e di alta qualità.
La piattaforma gestisce ogni mese tra 25.000 e 30.000 ore di ascolto, con una media di 60.000 utenti attivi al minuto, e ospita un marketplace dedicato all’advertising audio non intrusivo.

L’esperienza degli editori e dei brand
Nella seconda parte della conferenza, moderata da Nicola Dambrosio, Client Lead di Kantar, il confronto si è ampliato grazie agli interventi di Claudia D’Ippolito, Head of Media Measurement di Ipsos Doxa, Laura Sinceri, Responsabile Sviluppo Editoriale di Adnkronos, Dario Villa, Direttore Media e Advertising di Telepass, e Matteo Ranzi, CEO di Podcast Italia Network.
D’Ippolito ha evidenziato come l’audio digitale sia passato da fenomeno di nicchia a mass media, capace di raggiungere segmenti sfuggenti ad altri canali, come i più giovani e i consumatori “in movimento”.
L’attenzione media dedicata a un podcast — circa il 60% della durata del contenuto — conferma l’elevato livello di engagement che caratterizza il formato.
Dal punto di vista editoriale, Laura Sinceri ha raccontato l’esperienza di Adnkronos, dove il 40% dei contenuti è disponibile anche in formato audio:
“Abbiamo circa 70-80 mila utenti che ascoltano i nostri articoli, un dato più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. La durata media di ascolto è di quattro minuti e mezzo, con un tasso di completamento vicino al 30%.”
Anche Dario Villa ha confermato l’efficacia dello strumento, sottolineando come le campagne condotte con Audioboost abbiano prodotto risultati concreti in termini di conversione:
“Avevo bisogno di chiudere un obiettivo di vendita e grazie all’audio abbiamo raggiunto i risultati attesi. È un sistema sostenibile e misurabile, che oggi rappresenta per noi un punto strutturale della strategia.”
Infine, Matteo Ranzi ha ricordato quanto sia cruciale la fase di promozione per garantire la visibilità dei podcast e dei contenuti audio, suggerendo di destinare almeno il 30% del budget alla loro distribuzione.
Il formato storycast di Audioboost, che inserisce automaticamente contenuti audio correlati all’interno delle pagine web, è stato indicato come un modello efficace per migliorare la discoverability.
Intelligenza artificiale e distribuzione: la versione audio del web
Concludendo la conferenza, Cristina Pianura ha sottolineato che l’intelligenza artificiale oggi “non si limita più a leggere testi, ma è capace di sintetizzare, tradurre e adattare i contenuti in tempo reale”, aprendo così alla fruizione audio di qualsiasi pagina web.
Una prospettiva che trasforma radicalmente il concetto stesso di accesso all’informazione: così come i siti hanno avuto la loro “versione mobile”, ora il web sta trovando la sua versione audio.

