Hej! & AD cube – Dal dato al risultato, AI e media optimization in azione

Relatori

Paolo De Santis Coo di Hej! & Head of Business Development New Acquisitions MarTech Hub Mondadori Media. Alessandro Nuara Chief Executive Officer, AD cube Walter Ferrari Chief Marketing Officer, AdKaora – Polo MarTech Mondadori Media

L’AI è un co-pilota, non un nemico: la scommessa di Mondadori sull’advertising

L’intelligenza artificiale sostituirà la creatività umana? È la domanda che agita l’intero settore della comunicazione. Per Mondadori Media, la risposta è un no deciso. Dalla loro ultima presentazione è emersa una visione chiara: AI e umanità non sono affatto in conflitto, ma sono alleati. L’obiettivo non è rimpiazzare l’uomo, ma potenziarne le capacità.

Mondadori vede nell’AI uno strumento formidabile al servizio della creatività, non un avversario. Questa filosofia si traduce in una strategia concreta su tre fronti: fornire nuovi strumenti di lavoro basati sull’AI ai propri team, sviluppare prodotti innovativi per il mercato e lanciare “Ply“, un acceleratore dedicato proprio alle startup più innovative del settore.

Il caso AdCube: “Un matrimonio combinato”

Ed è proprio dal programma “Ply” che è nata una sinergia chiave. Da un lato AdCube, una startup nata tra i banchi del Politecnico di Milano; dall’altro Hej!, la società del polo MarTech di Mondadori.

Come racconta Alessandro Nuara, CEO di AdCube, l’obiettivo era ambizioso: portare l’intelligenza artificiale fuori dai motori chiusi delle big tech per metterla al servizio diretto di agenzie e advertiser. L’incontro con Hej! ha fornito alla startup quel know-how di mercato che ancora le mancava. “È stato un vero matrimonio combinato”, scherza Paolo De Santis, co-founder di Hej!.

Per testare la piattaforma, hanno lanciato una sfida interna: due team al lavoro, uno tradizionale e uno supportato dall’AI, entrambi con lo stesso budget e le stesse creatività. Dopo due mesi, il team potenziato dall’AI ha generato oltre 10.000 lead in più, con performance decisamente migliori in termini di costo e margine.

Come funziona: l’AI come “autopilota”

Ma cos’è AdCube? È un “livello intelligente” che si integra con le principali piattaforme pubblicitarie, come Meta e Amazon. Il suo compito è coordinare e ottimizzare in modo automatico la gestione di budget, target e creatività, potenziando gli algoritmi già esistenti.

Grazie all’integrazione con i CRM e i sistemi di tracciamento, AdCube agisce come un vero autopilota, capace di orchestrare campagne complesse e di reagire ai dati in tempo reale. Dà il suo meglio in settori complessi come Telco, Automotive e Finance, dove l’enorme volume di dati permette all’AI di scovare pattern e correlazioni invisibili all’occhio umano, ottimizzando ogni singola decisione.

Il Co-Pilota che libera tempo per la creatività

In Hej!, AdCube viene usato proprio come un co-pilota. L’intelligenza artificiale si occupa del number crunching, analizza i dati e suggerisce la migliore distribuzione del budget. Questo libera i team umani, che possono così concentrarsi su ciò che una macchina non può fare: strategia, insight e pura creatività.

Ed è proprio sulla creatività che l’impatto si rivela più forte. Analizzare a mano centinaia di varianti di video e immagini per capire cosa funziona è un lavoro quasi impossibile. Il modulo “Creativity Copilot” di AdCube lo fa in automatico, legando le performance ai singoli contenuti. Si passa così da un approccio basato sull’intuito a uno guidato dai dati.

Combinando l’ottimizzazione dei budget e l’analisi creativa, l’AI può generare un miglioramento delle performance che, secondo loro, oscilla tra il 30% e il 60% rispetto a una gestione tradizionale.

L’esperienza di Mondadori è un caso da manuale: l’AI non sta rubando il lavoro, lo sta amplificando. La sfida più grande per le aziende, ora, resta la gestione dei dati: per sfruttare davvero l’intelligenza artificiale, è necessario abbattere i “silos” interni tra marketing, vendite e CRM.

Il modello Mondadori, in fondo, dimostra che la vera innovazione non è solo tecnologica, ma soprattutto culturale. Il valore non nasce dalla macchina da sola, ma dalla collaborazione tra la macchina e l’intelligenza umana che la guida.

Scritto da Andrea Rigamonti


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